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VOLONTÈ (UDC)

«Non siamo nel '48 E il regime non c'è»

Non ci sono i cosacchi a Piazza San Pietro e nemmeno il rischio che un nuovo Mussolini torni a Palazzo Chigi». Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera, alza metaforicamente la voce per chiedere di abbassare i toni. Ad una parte e all'altra. «C'è un nuovo consiglio di amministrazione e un nuovo direttore generale della Rai che stanno lavorando intensamente per rilanciare il servizio pubblico. Se ciò avverrà sarà un successo per tutto il Paese».
Berlusconi però insiste: Rai Tre è faziosa. È d'accordo?
«Rai Uno, Rai Due e Rai Tre sono tre canali diversi. Hanno target diversi, linee editorali diverse, si riferiscono ad aree culturali diverse. Non da oggi».
Non le sembra un'invasione di campo quella della Annunziata?
«Il presidente della Rai ha difeso l'azienda da quello che riteneva un attacco del presidente del Consiglio che a sua volta si è sentito attaccato dalla tv pubblica. È un cane che si morde la coda».
Allora non condivide l'attacco del presidente del Consiglio?
«Dico che noi abbiamo pochissimo spazio dalla Rai. Basta vedere i dati. E non ci lamentiamo, casomai lo faccio notare come sprone per il futuro».
Pensa che il premier abbia esagerato?
«Non condivido le cose che si stanno dicendo in queste ultime settimane. Insomma, capisco che siamo in una campagna elettorale, ma si va a votare per le amministrative, mica siamo nel '48. C'è chi dice che ci sono i cosacchi a piazza San Pietro».
E allora?
«Allora sono passato di là e non ho visto cosacchi».
La Casa delle Libertà sta esagerando?
«Be', c'è anche chi dice che siamo in un regime e che Mussolini sta tornando a Palazzo Chigi. Per piacere, parliamo delle cose serie».
Per esempio dell'immunità?
«Prego, scusi?».
Della reintroduzione dell'immunità parlamentare?
«Guardi, è una campagna elettorale amministrativa, come ho detto. Quindi penso che debbano essere tre le regole fondamentali da seguire».
Cominciamo dalla prima regola.
«Quali sono i programmi dei candidati a sindaco? Si parli di quelli che ciò che interessa alla gente».
E la seconda?
«Via le parole tipo "regime", "golpisti", "ecco Pinochet", "stalinisti, comunisti". Voglio ricordare che nella storia di questa Paese quando la violenza verbale è stata così eccessiva c'è sempre stato qualcuno che è passato alle vie di fatto».
E la terza regola?
«Si parli delle opportunità reali. Il Dpef, il semestre europeo di presidenza italiano, il lodo Maccanico. Ecco, si parli di questi che non ci sono nè cosacchi nè regimi».

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