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IL PRESIDENTE DELLA CIA, PACETTI

«Chi deve pagare paghi e facciamola finita»

Forte delle conclusioni espresse dall'Avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, Philippe Leger, sulla questione delle quote latte, il presidente della Cia, Massimo Pacetti, non ha problemi ad affrontare, diversamente da altri, l'annosa vicenda di cui sembra non ci sia mai fine. «Quante storie, il decreto va approvato e basta e chi deve pagare, come ho detto più volte, paghi. Mettiamo una volta per tutte un punto a questa vicenda che costituisce un'inutile e sgradevole eredità del passato da cui non se ne esce».
Sì, ma la Lega che sostiene la protesta dei Cobas, non è d'accordo, tant'è che ha presentato ben 1.360 emendementi.
«Le elezioni amministrative del 25 maggio stanno giocando un tiro mancino. E poi pensate alla figura dell'Italia in Europa: presidiamo il semestre dell'Unione con un contenzioso ancora aperto. Approvarlo ora consente all'Italia di affrontare, su basi giuridiche certe, il confronto in sede comunitaria e soprattutto poter far valere la nostra richiesta principale: aumentare le quote di produzioni».
Per la Cia allora il decreto va bene così com'è?
«Raggiungere un migliore equilibrio delle quote sul territorio tra Nord e Sud, visto che è previsto questo scambio, è un buon risultato; certo nella santatoria qualcuno potrebbe rimetterci, anche se non credo che, come sostiene la Lega, in Lombardia chiuderebbero i battenti il 15% delle stalle. E poi la Corte di Giustizia è stata chiara: l'Italia deve chiudere questa partita e visto che il decreto ce l'abbiamo. Ora è un problema di trovare le giuste alleanze».
Sì, ma quello dell'avvocato Leger è solo un parere. «La pronuncia definitiva della Corte Ue è prevista per il prossimo autunno ma si sa, normalmente essa non si discosta dalle conclusioni dell'avvocato generale».
E a Mantova oggi cosa farete?
«Un vero e proprio sit-in di allevatori e dirigenti dell'organizzazione, con distribuzione e degustazione di latte e di prodotti lattiero-caseari per riaffermare l'esigenza di approvare entro tempi rapidi il decreto. È l'unica strada per dare certezze nel futuro per operare nel rispetto delle regole e per un rilancio equilibrato dell'intero settore. E a pensarla come noi è la stragrande maggioranza dei produttori che le hanno rispettate».

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