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Sme, allarme bomba processo rinviato

Il rinvio è stato determinato da un allarme-bomba, frutto di una telefonata giunta al «Corriere della Sera» da parte di un sedicente esponente di un «Gruppo di combattenti per la giustizia libera». A dare l'allarme è stato un agente della Digos in aula davanti al collegio. I controlli hanno in seguito dato esito negativo.
La telefonata al centralino del quotidiano milanese è giunta alle 16,02. Un uomo, che ha detto di chiamare a nome di «Giustizia libera», ha annunciato la presenza di sei pani di esplosivo al plastico davanti al Palazzo di giustizia di Milano. Prima di chiudere la conversazione l'uomo ha precisato al centralinista che l'esplosivo sarebbe stato collocato per impedire l'udienza del processo Sme in corso nel pomeriggio.
È stato un agente della scorta dell'avvocato Niccolò Ghedini ad informare il legale della telefonata al «Corriere della Sera», dopo che la comunicazione era giunta alla Digos milanese. Lo stesso poliziotto ha quindi avvertito della situazione il presidente della prima sezione penale, Luisa Ponti, bussando alla porta della sala dove era in corso la camera di consiglio per decidere sulla richiesta di rinvio per legittimo impedimento.
I giudici sono rientrati in aula ed è stata data la parola ad un agente della Digos di Milano. Polizia e carabinieri hanno controllato una macchina parcheggiata nel cortile del Palazzo di giustizia, ma il controllo ha dato esito negativo. Subito dopo questa informazione, è intervenuta Ilda Boccassini. Il pm ha detto di aver parlato con il funzionario di turno, per il quale il contenuto della telefonata aveva «scarsa credibilità».
Ma secondo i giudici l'accaduto è stato sufficiente per aggiornare velocemente i lavori. Il presidente Luisa Ponti ha pertanto comunicato che intendeva «rinviare l'udienza al 16 maggio, revocando l'udienza di lunedì 12» perché «il Tribunale può assumere responsabilità per sè, ma non se la sente per le altre persone». L'avvocato Giuliano Pisapia, legale di parte civile, ha proposto un aggiornamento più breve, ad oggi. Ma il collegio ha respinto la proposta. Lasciando l'aula, Luisa Ponti ha detto: «È la prima volta che ci viene comunicato che c'è un pericolo per la sicurezza».
Immediata la reazione dell'avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi e parlamentare di Forza Italia. «Sia che si tratti di un allarme lanciato da uno squilibrato, sia che la sigla della rivendicazione sia una cosa un po' più seria - ha detto - è un segnale di tensione che si riverbera sul processo in corso, sulla sede giudiziaria e su chi vi partecipa». L'avvocato Ghedini non ha dubbi: l'allarme bomba che ha fatto «precipitare» in un rinvio il processo «è un segnale di tensione».
Il legale è certo che «l'allarme bomba» era indirizzato al processo Sme». «Non fosse altro - ha osservato - per il fatto che oggi (ieri per chi legge, ndr) quel processo era l'unico che si stava svolgendo in Tribunale a Milano. Ora si tratta di stabilire se quell'allarme sia stato una cosa seria o la buffonata di un cretino. In ogni caso, è un segnale».
Ha quindi definito «non completamente confortante» l'intervento di controllo delle Forze dell'ordine. Insieme all'allarme arrivato al «Corriere» gli investigatori sono stati impegnati a controllare l'auto lasciata aperta in un cortile della cittadella giudiziaria milanese. «Ma l'aula? - ha detto -. «Non si è visto nessuno che si sia preoccupato di controllarla».

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