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Casini: gli scontri continui danneggiano il governo

Sia della necessità che questo semestre possa coronarsi positivamente in un clima di collaborazione tra le varie istituzioni europee, con la presidenza italiana che avrà un ruolo di impulso e di particolare responsabilità».
Al termine dell'incontro con Berlusconi - durato due ore - il presidente della Camera, «la vera seconda carica dello Stato» come lo ha ribattezzato per l'occasione un esponente della maggioranza, ci tiene a sottolineare che si è trattato di un incontro istituzionale. Nel corso del quale si è parlato di tanti temi, tutti i principali del momento, ma non certo di immunità e lodo Maccanico. Ma è evidente che nell'incontro si sono toccati tutti i temi più scottanti. E non a caso.
Forse sarà esagerato sostenere che Casini sia stato spedito da Berlusconi da Ciampi, ma certamente il presidente della Repubblica gradirà l'incontro tra i due. Soprattutto perché il numero uno di Montecitorio, nel corso del faccia a faccia con il presidente del Consiglio, avrebbe suggerito una maggiore cautela nelle dichiarazioni, invitandolo a evitare gli attacchi sferrati negli ultimi giorni. E avrebbe anche messo in guardia il premier, sottolineando che la continua fibrillazione, come quella delle ultime settimane, potrebbe mettere a rischio la tenuta stessa del governo.
Casini si sarebbe soffermato anche sui rischi di uno scontro tra Capo del Governo che tra meno di due mesi assumerà la guida dell'Unione Europea e il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, che è bolognese come Casini.
Berlusconi non sarebbe sembrato convinto a cambiare tattica e avrebbe preferito tirare dritto. D'altro canto se l'incontro avrà sortito qualche effetto lo si vedrà già nelle prossime ore. Ma la conferma la si avrà soltanto tra cinque giorni, quando il premier tornerà in aula a Milano per il processo Sme. In quell'occasione si capirà se il Cavaliere è ancora persuaso che il modo migliore di difendersi sia raccontare la «vera storia della svendita della Sme che io ho sventato facendo risparmiare migliaia di miliardi allo Stato».
I centristi della maggioranza non sono affatto convinti che alzando il tiro dello scontro il governo ci guadagni. Anzi, sono persuasi del fatto che a rimetterci sarà lo stesso Berlusconi. Non a caso Marco Follini, presidente dell'Udc (lo stesso partito di Casini) ha due giorni fa detto chiaramente che «in Italia non c'è nessun regime, nè di Berlusconi nè contro di lui», come aveva poco prima sostenuto il presidente del Consiglio.
«Il rischio è che se cade il governo Berlusconi - spiega un centrista - c'è la remota possibilità che possa nascere un governo istituzionale. Non la auspichiamo ma se si avverasse questa ipotesi Casini potrebbe essere uno dei candidati. Pierferdiando non è pronto, non è disponibile, non è nei suoi programmi. Se venisse invocato da tutti si troverebbe nella stessa situazione di D'Alema del '98: dovrebbe accettare per forza». E questo certamente è uno dei motivi per i quali i democristiani spingono per la fine (o almeno una riduzione) delle ostitlità tra Berlusconi e la sinistra. Casini dunque preferisce non entrare nell'arena governativa. Non ora. Magari tra qualche mese, un semestre o qualcosa in più.
F. D. O.

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