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DA DOMANI A MARTEDÌ

Le toghe rinnovano i vertici dell'Anm

Da domani a martedì (le urne dei 36 seggi si chiuderanno alle 14 e lo spoglio inizierà subito dopo), quasi 9.000 magistrati sono chiamati a scegliere i 36 colleghi che siederanno nel «parlamentino» del sindacato, il comitato direttivo centrale. 169 sono i candidati delle cinque liste che si confrontano sulle accuse alla magistratura e sulle riforme in campo.
Differenze solo sul metodo per contrastarle: c'è chi suggerisce di non chiudere la porta al «dialogo» e chi invece preme per una politica più di «lotta».
Difficili appaiono le previsioni sull'esito elettorale e quindi sul «peso» che avranno le diverse posizioni. Quel che invece sembra possibile è arrivare a mettere assieme tutte le «anime» dell'Anm per dare vita ad una giunta unitaria, che riporti i moderati di Magistratura indipendente, oggi all'opposizione, a sedere ai vertici del «sindacato».
Per la prima volta, quest'anno, in campo non ci saranno più soltanto le quattro correnti storiche dell'Anm: Unicost (il raggruppamento di centro, che alle elezioni del '99 ha ottenuto la maggioranza, 14 seggi), Magistratura indipendente (la corrente più moderata, l'unica all'opposizione nella giunta uscente), le due correnti di sinistra Magistratura democratica e Movimento per la giustizia. A loro si affianca una quinta lista, «Articolo 3»: un gruppo che alle ultime elezioni aveva sostenuto Md e il Movimento, nato dalla fusione di due associazioni di fuoriusciti da Unicost, i «Ghibellini» e «Impegno per la legalità», entrambe campane.
Tra i 169 candidati (36 ciascuno per le quattro correnti storiche, 25 per «Articolo 3»), la parte del leone la fanno i giudici (114 in tutto), i quali rappresentano in media i due terzi degli «aspiranti». I pm sono 56.
36 invece le donne candidate, dieci in più rispetto all'ultima consultazione. Il primato in «rosa» spetta a Md, che ha messo in lista 12 donne, un terzo dei candidati.
Leader. In lizza c'è l'intero vertice uscente dell'Anm: dal presidente Edmondo Bruti Liberati (Md) al segretario Carlo Fucci (Unicost)
Lotta o dialogo. Le differenze tra le correnti riguardano però il metodo per contrastare la riforma dell'ordinamento giudiziario. Una diversità di posizioni che attraversa anche le correnti di sinistra. «Articolo 3» propone di adottare «tutte le forme di lotta che l'ordinamento consente» per fermare la riforma; Md assicura la difesa ferma dei principi, ma prende le distanze da uno scontro fine a se stesso. Dialogo «senza pregiudizi» è la posizione di Unicost: «nessuna trattativa sul modello costituzionale», ammonisce la corrente di maggioranza delle toghe che, se confermasse la sua posizione dovrebbe esprimere il nuovo leader dell'Anm, ma no alla «concertazione sindacale sulle singole norme».
No allo sciopero. La posizione meno dura è sicuramente quella di Mi. Critica senza riserve la riforma proposta dal centro-destra e contesta ancora la scelta che quasi un anno fa portò allo sciopero dei magistrati.

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