cerca

«Questa polemica è anticamera del terrorismo»

Sono l'anticamera di forme terroristiche». È duro il giudizio del leader della Uil Luigi Angeletti sull'accordo separato per il contratto dei metalmeccanici dopo che la Fiom ha deciso di non firmare. «È una spaccatura che non fa che indebolire il sindacato e aprire a una deriva estremista».
Ma questa spaccatura non si poteva evitare?
«Che si sarebbe arrivati alla firma separata era evidente sin dall'inizio. La Fiom aveva un solo obiettivo: contestare la logica dell'accordo sulla politica dei redditi. Stando così le cose era impossibile trovare qualsiasi forma di convergenza. L'ambizione della Fiom era creare un problema sociale e politico.
Ma la Fiom sostiene che l'intesa è contro l'art.39 della Costituzione.
«È una cosa che non sta in piedi. Le leggi applicative dell'art.39 non sono mai state fatte e poi i contratti collettivi nazionali sono accordi tra soggetti privati. Quanto poi allo sciopero chi parteciperà eserciterà un suo diritto ma perderà solo i soldi. La situazione non cambia. Il contratto sottoscritto è il migliore possibile in linea con quello delle altre categorie. Sbaglia chi sostiene che non tutela i salari dall'inflazione».
Lo scontro sul contratto dei metalmeccanici ma anche le divisioni sul referendum per l'art.18. Mai come in questo momento i sindacati marciano in ordine sparso. Non c'è il rischio di creare un clima di tensione sociale?
«È un rischio reale anche se separerei la vicenda dei metalmeccanici da quella dell'art.18. I fischi a Pezzotta mi auguro che rimangano un episodio isolato. In caso contrario se la Fiom decidesse di continuare su questa linea di polemica violenta si trasformerebbe in un movimento estremista e si condannerebbe alla distruzione politica. L'uso della violenza per contestare le opinioni altrui è il primo passo verso forme di terrorismo.
Quanto all'art.18 anche la Cgil è dell'idea che il referendum è inutile ma poi arriva a sostenere che la vittoria del sì faciliterebbe la riforma. Su questo noi non siamo d'accordo. Se andasse a votare l'80% degli italiani prevarrebbe il no perchè nessun Paese industrializzato ammette una legislazione a vantaggio solo di una parte. L'estensione dell'art.18 verrebbe percepito come un fattore distruttivo delle imprese. La vittoria del no avrebbe conseguenze disastrose perchè verrebbe interpretato come il venir meno del sistema di tutele dei lavoratori. Per questo la cosa migliore è far fallire questo referendum».

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

Opinioni