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Inchiesta sui delitti del '45-'48


«È giunto il momento di fare chiarezza su uno dei periodi più oscuri della nostra storia recente - ha detto in aula secondo quanto riporta una nota — e ai morti incolpevoli dell'immediato dopoguerra non è ancora stata resa dignità. Per 60 anni abbiamo assistito alla retorica resistenziale che dipingeva i partigiani di matrice comunista come dei combattenti della libertà».
«I fatti accaduti dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con migliaia di assassinati senza alcuna colpa (liberali, cattolici, semplici cittadini), confermano come quei combattenti per la libertà avevano in realtà un obiettivo solo: instaurare anche nel nostro Paese un regime, quello comunista, autoritario e sanguinario come la storia ha dimostrato. Su questo è necessario indagare se si vuole dare a quegli anni, così cruciali per l'Italia, la giusta luce interpretativa».
«È innegabile — ha continuato Garagnani — che tra il '45 e il '48 ci fu in molte zone del nord e dell'Emilia-Romagna in particolare, un terrore di massa che in nome della Resistenza, ma in realtà in un'ottica marxista, colpì vari innocenti, colpevoli soltanto di credere nei valori della libertà e del solidarismo. La commissione parlamentare d'inchiesta, dunque, rappresenterebbe un doveroso atto di giustizia verso uomini e donne che hanno pagato con la vita la loro scelta di libertà».

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