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«Alcune toghe coltivano progetti eversivi»

Basta guardare le e-mail che si scambiano, gli articoli che pubblicano, i discorsi che fanno. Ci sono insulti continui all'operato del governo». Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, torna sulle parole pronunciate a Pontida domenica per denunciare che esiste una «parte della magistratura politicizzata che vuole determinare il futuro politico del Paese senza essere stata eletta dal popolo». «Mi riferisco ad alcuni magistrati adesso in pensione della procura di Milano - spiega Castelli - come D'Ambrosio e Borrelli, di cui ora posso parlare perché sono privati cittadini. Il dottor D'Ambrosio, quando era in carica, ha sempre criticato ogni legge presentata da questo governo, dicendo anche delle bugie, come quando ha immaginato la notte della Repubblica dopo l'approvazione della legislazione sulle rogatorie. Ma questo non è avvenuto».
Il Guardasigilli parla quindi dell'ispezione in Procura a Milano, rivendicandone la legittimità. «A Milano è in corso dallo scorso marzo un'ispezione ordinaria, che il ministero deve fare ogni tre anni in tutte le sedi giudiziarie, cui si è sovrapposta - ribadisce Castelli - una richiesta di atti alla Procura in seguito a un esposto dell'onorevole Previti, in cui vengono denunciati fatti abbastanza gravi». Si tratta però, precisa il ministro della Giustizia, di «atti di natura amministrativa».
Intanto, è polemica al Csm sulla nomina del nuovo capo della Procura di Milano. Ieri la commissione Direttivi dell'organo di autogoverno della magistratura avrebbe dovuto scegliere uno o più candidati da proporre al plenum. Ma, su richiesta del consigliere togato di Unicost Luigi Riello, si è deciso di rinviare. Se ne riparlerà non prima della prossima settimana, comunque entro 20 giorni. Ci sono pratiche pendenti da più tempo alle quali va data priorità, ha spiegato Riello. Ma la decisione di rinviare non è piaciuta affatto agli 8 colleghi delle correnti di sinistra, che siedono a Palazzo dei Marescialli: anche «alla luce degli eventi» di cui la Procura di Milano è stata di recente protagonista, lamentano, si è così «vanificata» la possibilità di una decisione rapida che è «interesse istituzionale».
«Da tempo», ricordano gli otto togati di Md e del Movimento per la giustizia, era stata decisa la «trattazione urgente» per la scelta del successore di Gerardo D'Ambrosio. E dal «15 aprile scorso» era stata fissata «la data di oggi (ieri per chi legge, ndr) per la individuazione dei candidati da sottoporre al plenum». «Ciò nonostante - riferiscono ancora - il consigliere di Unicost ha richiesto ed ottenuto, richiamando argomenti di carattere formale e invocando la rigida applicazione di una norma regolamentare, il rinvio della decisione nonostante la nostra ferma richiesta che non si indugiasse oltre». «Si è così ulteriomente procrastinata la decisione su un ufficio direttivo di grande rilievo», denunciano ancora i togati di sinistra.
In corsa, per la guida della Procura milanese, sono cinque magistrati: Manlio Minale, presidente del Tribunale del capoluogo lombardo; Ferdinando Vitiello, aggiunto a Milano e attuale reggente della Procura; Alfonso Marra, presidente di sezione della Corte d'Appello milanese; Giuseppe Bruno, procuratore a Pavia; Alessandro Galli, procuratore a Foggia. Alle critiche dei colleghi replica lo stesso Riello. Difende la correttezza della sua posizione e lamenta come la polemica sia «fuori luogo» e denoti «uno scarso senso istituzionale». «Il rinvio sarà breve» assicura.

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