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Prodi: «Ho agito nell'interesse dello Stato»

L'ex ministro Altissimo ricorda: «Mi disse che non avrebbe venduto, poi fece il contrario»

Dopo la ricostruzione del presidente del Consiglio, fioccano le prese di posizione. Ma restano molti punti ancora oscuri.
Il presidente dellla Commisisone Ue viene direttamente chiamato in causa da Berlusconi perché all'epoca dei fatti era presidente dell'Iri (fu lui a vendere a De Benedetti), dà la sua versione. «Ho deciso di offrire - dice Prodi - una ricostruzione dettagliata delle ragioni, degli elementi di fatto e delle procedure seguite dall'Iri, in quella vicenda e sotto la mia presidenza, dall'Iri. Da questa ricostruzione emergerà la preoccupazione costante di tutelare come bene primario gli interessi dello Stato, difendendo per questo e sempre l'autonomia dell'impresa pubblica da ogni pressione esterna, compresa, eventualmente, quella proveniente dal mondo della politica». «Sono persuaso - sottolinea ancora - che faccia parte dei doveri di chi ha pubbliche responsabilità dare conto del proprio operato in modo aperto e completo. A questo dovere non mi sono mai sottratto, nè in Italia nè, ora, in Europa». Prodi risponde all'accusa di aver fatto un regalo a De Benedetti e ricorda che prima del titolare di Buitoni vennero contattati anche altri big dell'alimentare: «Aveva risposto, tra gli altri, la famiglia Fossati,titolare del gruppo alimentare Star e, tramite questo, già socia di Alivar. E in questo medesimo senso si erano espressi, tra gli altri, Pietro Barilla (che era stato formalmente informato dell'intenzione dell'Iri di vendere e che aveva risposto dicendosi eventualemente interessato solo a qualche azienda della Sme nel caso di un suo smembramento), Michele Ferrero (che aveva detto di essere disponibile a considerare soltanto una partecipazione limitata alla Sidalm) e Silvio Berlusconi» il quale, spiega ancor Prodi, spiegò che Sme era tropppo onerosa per le sue posisbilità. Riguardo al prezzo, l'ex presidente dell'Iri ricorda che «la perizia era stata affidata a Roberto Poli, professore di ragioneria generale alla Cattolica di Milano, uno dei professionisti italiani più stimati e che negli anni successivi avrebbe ricoperto, tra gli altri, gli incarichi di consigliere d'amministrazione di Fininvest e di Mondadori e di presidente prima della Rizzoli e, poi, di Publitalia prima di essere designato, dall'attuale governo, alla presidenza dell'Eni».
Amato, che era sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha amnesie: «Non ho affatto ricordi di prove di tangenti che fossero arrivate al mio orecchio o alla mia vista». Replicano gli avvocati di Berlusconi: «Ci spiace rilevare che la storia delle tangenti a favore della Dc è ripostata in un libro pubblicato da Paolo Cirino Pomicino e mai smentita da Amato».
E lo stesso Pomicino, nel 1985 presidente della commissione Bilancio della Camera, avverte: «Io non mi sono mai negato a parlare ai giudici quale che sia il giudice che mi ha chiamato, sono pronto...». E sulle dichiarazioni di Berlusconi, Pomicino osserva: «Ormai sono fatti noti da anni pubblicati già sui miei libri...Questo è un paese strano in cui spesso si scopre l'acqua calda. Ad ogni modo Berlusconi ha fatto bene ad andare davanti ai giudici per dire le proprie ragioni. Io stesso sono uno che si è sempre difeso dai giudici, finora con successo».
Ma anche l'allora ministro dell'Industria, Renato Altissimo, ricorda in un'intervista al Corriere della Sera: «Fui portavoce dell'interesse di un gruppo americano, ma il professore mi disse che non volevano vendere. Un mese dopo Romano mi informò dell'affare con De Benedetti». Amato, Altissimo e Darida sono stati chiamati da Berlusconi a testimoniare in aula.
F. D. O.

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