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TUONI, ma niente fulmini.

Ha minacciato la possibilità che la Lega in un futuro possa «andare per la propria strada», ma ha soprattutto badato a richiamare Berlusconi e il governo alla necessità di fare le riforme, in primo luogo quella federalista.
L'unico accento «rivoluzionario» lo ha avuto quando ha rivendicato per la Lega, il cui «zoccolo duro non si è venduto», il ruolo di continuatrice delle grandi battaglie per la libertà. «La Lega con il federalismo - ha detto - ha assunto la gloriosa eredità del 25 aprile per proseguire la lotta di liberazione». Liberazione da ciò che oggi, secondo Bossi, è incarnato dal «centralismo romano». Ma soprattutto il leader ha chiamato con forza la sua gente e «il popolo del nord» a sostenere la battaglia leghista.
«Questa Pontida cade nel bel mezzo di una serie di considerazioni - ha detto - motivate dal fatto che non è impossibile fare le riforme ma che per farle occorre molta fatica. È il momento che venga mantenuto il patto elettorale sul federalismo e sulle riforme». Quindi ha sostenuto che «la Lega non solo è viva ma è pronta a confermare la sua forza vitale per condurre fino in fondo la battaglia di liberazione. Finché non sarà stata assicurata la libertà federalista vera, fino a quel punto potrà partire la reazione dura contro il centralismo romano e i partiti che lo sostengono».
Tra il tripudio del popolo di Pontida, stimato in circa 30 mila persone dagli organizzatori, Bossi ha insistito contro «i rottami del vecchio regime che si oppongono alle Riforme». «Sono qui per chiedervi aiuto - ha detto ai suoi - per chiedervi un patto di unità padano e vi confermo che la Lega è libera da patti oscuri, non abbiamo stretto patti di desistenza con nessuno. Noi cresciamo rapidamente e lo vedrete a partire dalle elezioni amministrative. E, presentandoci da soli, confermiamo di essere forza popolare e rivoluzionaria».
Sulla devolution ha attaccato «l'attuazione del titolo V che è una caricatura di federalismo, è un federalismo dei giudici e delle carte bollate». «Qui tessono la tela di Penelope, danno allo Stato di notte quello che gli tolgono di giorno». Poi, rispetto al ministro La Loggia, dopo il comizio, conversando con i giornalisti, Bossi dirà che lui non vuole mandargli messaggi ma che «glieli manderà Berlusconi».
Non sono mancati gli accenni alla Rai: «Ci vuole una Rai al nord e una al sud se no esiste solo la cultura media artificiale di Roma centralista». Come non sono mancati accenni alla necessità di far rispettare la legge sull'immigrazione: «Barche di clandestini continuano ad arrivare, ci vorrebbero nuove regole di ingaggio della marina». L'applauso maggiore però Bossi lo ha preso dicendo che «l'intenso rumore di riesumazione di vecchi esponenti del vecchio regime acceleratosi nell'ultimo periodo non ci piace per nulla».
Fra i commenti quello del portavoce di An, Mario Landolfi, che ultimamente ha bacchettato quasi quotidianamente il leader leghista per richiamarlo al rispetto delle regole fondamentali di un'alleanza. «Apprezzo il fatto - ha detto - che da Pontida siano arrivate delle richieste alla coalizione e non delle minacce o dei ricatti». Il passaggio sulla riforma del Titolo V della Costituzione ha suscitato la reazione del capogruppo dell'Udc alla Camera Luca Volontè, che ha ricordato al leader del Carroccio che il testo della riforma è stato concordato parola per parola, e che quindi la Lega non può ora far finta di nulla. «Se non c'è la riforma del Titolo V non c'è neppure la devolution», ha avvertito il leader dell'Udc Marco Follini.

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