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SU DECONTRIBUZIONE E TFR

Riforma pensioni, Maroni risponde domani ai sindacati

Le posizioni in campo rimangono distanti, soprattutto dopo che i sindacati da un lato e la Confindustria dall'altro hanno inviato forti segnali di indisponibilità a cedere sugli aspetti che ciascuno considera irrinunciabili.
Non sarà facile, quindi, per il ministro del Welfare, che domani dovrà dare risposte precise a Cgil, Cisl e Uil. La decontribuzione, che i sindacati hanno chiesto di togliere dalla riforma, è diventata terreno di scontro: gli industriali la vogliono tanto quanto i sindacati la rifiutano. E non è di minore importanza la bocciatura del conferimento obbligatorio del Tfr nei fondi pensionistici integrativi.
Da parte sua, per l'incontro di domani il ministro Maroni chiede ai sindacati di assumere l'atteggiamento tenuto il 17 aprile, quando le organizzazioni dei lavoratori nel dire i loro «no» fecero però ipotesi alternative per la soluzione dei problemi: «Fare delle proposte ed essere aperti a discuterle - ha sottolineato infatti Maroni nei giorni scorsi - lasciando da parte gli ultimatum, che non servono a un confronto sereno. Noi nel frattempo stiamo valutando le proposte: il confronto è aperto e sono ottimista sull'esito. Ci sono i tempi per fare una riforma efficace e condivisa, senza ripercorrere momenti di conflitto forte come lo scorso anno».
Il ministro dice che la delega può essere approvata entro la fine di giugno o comunque prima della chiusura estiva: «Questo è l'auspicio - ha dichiarato - e lavoriamo in questa direzione sapendo che c'è una resistenza, ci sono questioni aperte con i sindacati che io, però, voglio chiudere evitando così una nuova stagione di conflitto che non è utile a nessuno».
Il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta, si aspetta il 6 maggio «sui quattro punti che abbiamo posto una risposta positiva o almeno l'avvio di un confronto che porti il Governo a presentare degli emendamenti alla delega. In caso contrario, ne prenderemo atto».
Baretta sottolinea che «la decontribuzione aprirebbe la strada a una riduzione della prestazione pensionistica», mentre per i fondi chiusi «servono maggiori garanzie». Quanto alla ipotesi di un testo unico nel quale riunire tutta la normativa del settore, «occorre mettere dei paletti al Governo, altrimenti potrebbe cambiare tutto».
L'unitarietà dei sindacati è sottolineata da Morena Piccinini, segretario confederale Cgil. «Ci siamo trovati su una posizione unitaria basata su quattro punti di critica e di proposta nei confronti della delega, già espressi nel precedente incontro con il Governo. Il ministro del Lavoro - sottolinea - si è assunto l'impegno di darci una risposta. Ci aspettiamo che arrivi netta e precisa e soprattutto corrispondente alle nostre richieste. È importante che il 6 il ministro ci risponda per capire se su questi punti si può trattare». Nel merito Piccinini osserva poi che «le questioni della decontribuzione e del Tfr sono legate perché rischiano di impoverire il sistema pubblico previdenziale e di alterare il rapporto tra previdenza obbligatoria e complementare».
Ma per Confindustria la decontribuzione è «un paletto irrinunciabile della delega previdenziale», considerata una riforma «utile e necessaria», e la forbice da 0 a 5 punti «avrà effetti positivi sui dati occupazionali», come ha puntualizzato nei giorni scorsi il presidente degli imprenditori Antonio D'Amato, che non condivide la proposta alternativa dei sindacati di fiscalizzare gli oneri sociali impropri. Introdurre la decontribuzione invece, per il leader degli industriali, «consentirà ai giovani di cumulare una ridotta pensione pubblica, con una crescente pensione privata, in modo che la somma delle due darà ai neo-assunti, quando matureranno la loro pensione, una copertura previdenziale superiore a quella prevista oggi dalle regole vigenti».

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