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«Noi solidali con Castro, anche adesso»

Considera un «peccato veniale» la fucilazione dei tre dissidenti cubani: «Fidel non è come Saddam»

Marco Rizzo si è iscritto al Pci quando aveva 21 anni, poi ha partecipato alla scissione di Rifondazione Comunista e al successivo divorzio. E' parlamentare dal 1994, e guida la pattuglia dei Comunisti Italiani, il partito che ha come leader il sen. Armando Cossutta.
Martedì scorso ha concluso il suo intervento alla Camera così: «Onorevoli colleghi, noi siamo con Cuba!». Da sempre e per sempre?
«Da sempre, con motivazioni logiche. Cuba è un'isola a pochi chilometri dagli Stati Uniti che ha tentato una soluzione diversa, con enormi difficoltà, con quarant'anni di embargo e altrettanti di attentati terroristici. Pensi che hanno tentato di uccidere Fidel Castro almeno seicento volte... Ed allora, se un qualunque paese europeo e democratico subisse una tale pressione, avendo da una parte una superpotenza che lavora contro e, dall'altra, il terrorismo in azione, probabilmente anche quel paese commetterebbe degli errori rispetto ai diritti civili».
E' quindi vero che lei ha definito «peccato veniale» la fucilazione di tre dissidenti e l'arresto di un'altra sessantina?
«La frase è esatta e la rivendico. Ma non era riferita alla fucilazione (noi siamo contro la pena di morte in ogni caso), bensì al fatto che a Cuba si è registrato un giro di vite. Ma questi errori vanno visti nel loro giusto contesto. Chiunque sia stato in America Latina, rispetto a come vive la gente in Guatemala come in Honduras o a Salvador, può apprezzare la differenza con Cuba».
Ha detto, sempre sulla repressione a Cuba: noi non cambiamo casacca, come certa sinistra. Quale?
«Sono in verità rimasto stupito di una certa sinistra che era impegnata nella solidarietà a Cuba. Credo che la solidarietà si debba mantenere soprattutto nei momenti più difficili. Del resto, non è che Fidel Castro fosse diverso nel 1996, quando Bertinotti ed io l'abbracciammo a Roma alla conferenza della Fao. Trovo strana questa puntualità nel cambiare idea».
Ha parlato di terrorismo in azione a Cuba. I dissidenti cubani a Fidel Castro sono quindi dei terroristi?
«Credo proprio di no in alcuni casi, ma in altri certamente sì. Ad esempio quelli che una ventina di giorni fa hanno dirottato in Florida un aereo con 40 passeggeri cubani a bordo. In qualunque paese al mondo questa azione sarebbe stata punita con la galera. Invece i dirottatori, che erano armati, hanno avuto come premio la cittadinanza americana».
Come definisce gli oppositori politici a Castro?
«Dei dissidenti. Ma la differenza fra Cuba e altri paesi dell'America Latina è che altrove l'opposizione è stata sterminata dagli squadroni della morte. Negli ultimi anni Cuba aveva ridotto il giro di vite, ma adesso, con l'amministrazione Bush, evidentemente è stata costretta a stringere di nuovo».
Il premio Nobel Saramago, da sempre difensore di Cuba, dopo le fucilazioni e gli arresti ha detto: «Io mi fermo qui». Lei invece insiste?
«Insisto nel dire che la solidarietà è propria dei momenti difficili, altrimenti è solo opportunismo di bandiera».
Il suo partito, nel gennaio scorso, ha firmato un patto di gemellaggio con il partito comunista cubano. Non è una roba da Cominter staliniano e veterocomunista?
«Sono sufficientemente giovane per non aver condiviso quell'epoca. Ma credo che la coerenza politica si debba mantenere, altrimenti si è delle banderuole».
Fidel Castro è un dittatore?
«E' un rivoluzionario. Sicuramente in questi quarant'anni di estreme difficoltà ha saputo mantenere alta una idealità. E poi Castro non ha i rubinetti d'oro come Saddam Hussein».
Nella sinistra italiana c'è chi ha paragonato Bush a Hitler. Condivide?
«No, anche perché credo che Bush conti molto di meno di Rumsfeld e altri, i veri mastini di una politica americana che viene definita di "conservazione rivoluzionaria". E' un

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