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Primo maggio con minacce a Pezzotta Referendum sull'art.18: Bertinotti accusa i Ds di essere vicini al governo e agli industriali

Alla vigilia del Primo maggio, due sedi della Cisl - quelle di Torino e di Sesto San Giovanni - sono state imbrattate con scritte che attaccano direttamente il numero uno della confederazione: «Pezzotta venduto», «Pezzotta vai a lavorare» si legge sui muri.
Immediata la replica del segretario generale della Cisl che si trovava proprio a Torino: «Se qualcuno pensa che non andrò ad Assisi si sbaglia, non abbandoneremo nè le piazze, nè le fabbriche, nè gli ufficì. Non accetterò mai un modello di democrazia che preveda di mettere in campo la gogna, ne preferiscuno in cui tutti possono discutere, ragionare, avere idee diverse, fare cose diverse nella libertà». «Questi attacchi - ha aggiunto - sono indegni. Agiscono di notte perché hanno paura di mostrare il proprio volto, quindi c'è anche un pò di vigliaccheria. Questo dovrebbe far riflettere quei signori che in questi giorni si sono affannati a giustificare i fischi di Milano. Chi giustifica diventa lentamente complice».
Unanime la condanna del mondo sindacale e politico. «Esprimo la mia totale solidarietà a Pezzotta - ha detto il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi - per questi atti di cattivo gusto. Quando si dà del venduto a un sindacalista che agisce liberamente e in maniera limpida, si compiono minacciosi atti di inciviltà». Anche per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, «il sindacato non si farà certo intimidire da questi episodi e continuerà a combattere contro ogni forma di violenza», mentre la Uil ha definito gli attacchi alla Cisl «un ennesimo attacco ai valori della democrazia, della libertà, del dialogo». Il capogruppo dei Ds, Luciano Violante, ha mandato un telegramma al segretario della Cisl torinese, Nanni Tosco, nel quale invita a rispondere con l'unità perchè «ogni attentato alla libertà sindacale è un attentato alla democrazia».
«Bisogna lavorare - ha detto il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino che ha incontrato Pezzotta - per isolare politicamente queste frange in modo da metterle in condizione di non nuocere alla causa dei lavoratori».
Passando alle polemiche sul referendum per l'art. 18 la Confindustria apprezza la scelta di boicottare il referendum compiuta dalla segreteria Ds, tornando a confermare il no deciso della sua organizzazione all'allargamento delle tutele dello statuto dei lavoratori anche alle imprese con meno di 15 dipendenti in considerazione degli effetti che avrebbe sul tessuto delle piccole imprese italiane. Ma se Confindustria dimostra di apprezzare la 'svoltà Ds confermata anche ieri dal segretario Piero Fassino, dure bordate arivano da Rifondazione comunista. «C'è uno spostamento politico che non potrebbe essere più preoccupante - ha sottolineato ieri Fausto Bertinotti - con i Ds che abbandonano una posizione di equidistanza nel referendum per avvicinarsi sostanzialmente alle scelte del Governo e della Confindustria». Una mossa che per Bertinotti inasprirà il dialogo a sinistra e si trasformerà di fatto in un ulteriore fattore di divisione. Che apre ferite anche all'interno dei Ds.
Anche ieri Alfiero Grandi ha chiesto alla segreteria del suo partito di rivedere la scelta di boicottare il referendum. «Anche io h molti dubbi sull'opportunità e l'efficacia del referendum, ma ormai c'è e la situazione va affrontata senza anatemi e senza scorciatoie valutando cosa sia preferibile oggi nell'interesse dei lavoratori».

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