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Pensioni, scontro D'Amato-sindacati

Pronta replica di Cgil-Cisl-Uil: «Il taglio non lo accetteremo mai»

«La decontribuzione è un paletto fisso e irrinunciabile della delega», ha detto il leader degli industriali Antonio D'Amato, definendo la proposta alternativa avanzata da Cgil, Cisl e Uil (quella della fiscalizzazione degli oneri sociali) «un assalto vecchio stile alla diligenza della spesa pubblica». La risposta dei sindacati non si è fatta attendere: una riforma che prevede il taglio dei contributi previdenziali per Cgil, Cisl e Uil è inaccettabile: in realtà - replicano - D'Amato vuole ridurre il grado di copertura delle pensioni pubbliche, facendo pagare il prezzo della riforma solo ai lavoratori.
A una settimana dall'incontro in cui il ministro del Welfare, Maroni, dovrà dare una risposta ai sindacati (incontro annunciato dal ministro per il 6 maggio) sulla delega previdenziale, D'Amato ha voluto dunque mandare una sorta di avvertimento a Maroni. Quest'ultimo, pur continuando a difendere la norma della decontribuzione («senza la quale - ha detto - la riforma non avrebbe senso») ha però negli ultimi giorni più volte ripetuto che la proposta dei sindacati sulla fiscalizzazione è interessante ed è al momento oggetto di valutazione da parte dei tecnici del ministero. In pratica, Cgil, Cisl e Uil propongono ridurre il costo del lavoro ponendo a carico della fiscalità generale, dello Stato, alcuni oneri sociali e assistenziali che impropriamente gravano sulla busta paga dei lavoratori. Per D'Amato è una strada che non può essere assolutamente percorsa: «La delega - ha detto nel corso di una conferenza stampa - dopo due anni non è ancora stata approvata dal Parlamento ed attuata. Dopo tutto questo tempo perso bisogna oramai affrontare la questione con la maggiore rapidità e la maggiore cogenza possibile. La riforma - ha proseguito - deve essere fatta con serietà e con grande rigore, con l'obiettivo di intervenire strutturalmente sul cuneo fiscale contributivo che grava sul costo del lavoro. Per questo la decontribuzione è importante e fondamentale. Mentre - ha concluso - sostituirla con misure di fiscalizzazione sarebbe non solo un assalto alla diligenza pubblica vecchio stile, ma anche iniquo, perchè costringeremmo i nostri figli a lavorare per pagare le nostre pensioni». E la Maastricht delle pensioni promessa dal premier Berlusconi e negata dal ministro Maroni? «A questo punto - ha commentato D'Amato - la riforma delle pensioni o la fa l'Europa o ce la facciamo in casa». Comunque sia va fatta.

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