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L'EX MINISTRO IN TV

«E ora sono pronto ad andare in galera»

«Ma sono convinto -aggiunge Previti - che le anomalie registrate nel primo grado del processo siano irripetibili». Il giorno dopo la sentenza Previti contrattacca: «È stato un processo politico». Il «day after» la sentenza di Milano, che lo ha condannato a 11 anni di carcere, Cesare Pretivi ammette di «essere passato sotto ad un bulldozer», ma poi passa subito al contrattacco. E così dedica il giorno dopo il verdetto del processo Imi-Sir/Lodo Mondadori a studiare le prossime mosse strategiche. Quelle giudiziarie, con il suo legale Giorgio Perroni, ma anche quelle mediatico-politiche. Davanti alle telecamere si difende dalle accuse, come quella di aver causato il differimento della sentenza. «Non ho fatto ricorso a mezzi dilatori», dice Previti a «Porta a porta». «Ho usato - aggiunge l'ex ministro della Difesa - strumenti legali contro quella che mi appariva e oggi mi appare con certezza una marea montante di sopraffazioni e violazioni». Poco prima aveva spiegato al Tg3: «Non sono stato io a parlare di processo politico perchè è stato un processo politico in termini oggettivi». Ed è al sistema, al governo e al parlamento, che Previti chiede «la riforma del pianeta giustizia» dopo avere incassato la solidarietà della Casa delle libertà, che ha fatto quadrato attorno a lui. Lo scontro con i magistrati dunque si consumerà, ancora una volta anche in quelle di Camera e Senato. La sua battaglia «è appena cominciata», dice: l'obiettivo resta quello di ribaltare la sentenza in appello, spostando tutto a Perugia, per «essere giudicato dal suo giudice naturale». La partita finale, ne è sicuro, la vincerà lui. E Berlusconi? Alla giornalista che gli chiede se il processo Imi-Sir coinvolga anche il premier il deputato di Forza Italia risponde: «Io credo che questa vicenda coinvolga tutte le persone che mi sono state vicine con affetto e stima».

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