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di GIULIA CERASOLI É GUERRA aperta fra il presidente Rai Annunziata e il dg Flavio Cattaneo ...

Archiviati i sorrisi dei giorni passati, e dopo il blocco della nomina del capo del palinsesto Alessio Gorla da parte dell'Annunziata, ecco che la battaglia al vertice diventa cruenta sulla partecipazione del deputato ed ex ministro Cesare Previti alla puntata di «Porta a Porta» di ieri sera, all'indomani della sentenza di primo grado e della sua condanna a 11 anni.
Lucia Annunziata è al convegno su «Informazione e Guerra» di Assisi, quando telefona al suo ufficio di viale Mazzini a Roma e fa inviare una e-mail al direttore generale Flavio Cattaneo. Previti a «Porta a porta»? Qualcuno potrebbe non perdonarlo al presidente di garanzia, ma molto vicino all'opposizione.
Sono le 15,30 quando il direttore generale, riceve la protesta del presidente per l'annunciata partecipazione di Previti al programma di Vespa. Nella lettera, spedita anche al presidente della Vigilanza Petruccioli, l'Annunziata si richiama al documento sul pluralismo approvato dalla Vigilanza. Petruccioli si associa subito al suo richiamo, sottolineando che il presidente si riferisce al quarto punto del documento nel quale si sottolinea che quando le trasmissioni hanno per oggetto procedimenti giudiziari ancora in corso non possono ospitare gli imputati.
Previti però è già stato condannato ed ha ricevuto una sentenza di primo grado. Rapido giro di consultazioni fra Cattaneo e Bruno Vespa, che assicura il dg sulla correttezza della trasmissione rispetto alla delibera della Vigilanza e sul contraddittorio in studio. Intanto il consigliere Giorgio Rumi si associa all'Annunziata e alcuni esponenti dell'opposizione gridano allo scandalo (l'Usigrai afferma che «Previti da Vespa spegne il servizio pubblico»). Cattaneo, non perde tempo e risponde per le rime al «no» del suo presidente, dando il «via libera alla trasmissione» e a Previti, che alle 18,30 inizia la sua sofferta registrazione a via Teulada. Cattaneo condivide le spiegazioni fornitegli da Vespa per iscritto, il quale ritiene che il «divieto» stabilito riguardi la fase dei processi che precede la sentenza, e di considerare dunque «il programma in linea con le direttive della commissione. Sarebbe paradossale non poter intervistare un imputato nemmeno dopo la sentenza». E il pluralismo? La presenza di Nitto Palma per la maggioranza e Bordon per la minoranza, dei giornalisti Berselli (Espresso) e Belpietro (Il Giornale) e del presidente dell'Anm Bruti Liberati viene considerata più che sufficiente. Sulla questione si divide il CdA: Veneziani, Alberoni e Petroni infatti stanno con Cattaneo e ritengono la trasmissione «equilibrata». Si dividono gli stessi componenti della Vigilanza. Per il capogruppo Ds Falomi, la presenza di Previti è contro la delibera. Lo stesso pensano i suoi colleghi di partito Giulietti e Morri. Di avviso opposto il leghista Caparini e il responsabile informazione di Fi Romani. La pensa così anche Mario Landolfi, portavoce di An, che ritiene «giusto discuterne, ma così viene tutelato il diritto all'informazione e del libero convincimento del giudice, visto che la trasmissione è lontanissima dall'appello». Secondo Landolfi però lo scontro fra presidente e dg «non va strumentalizzato troppo politicamente, perché risale all'annoso problema della diarchia della Rai: due re sono troppi per una sola azienda. E comunque se il programma con Previti farà ascolto, saranno contenti entrambi». Il Ministro Castelli, invece ritiene «quella della Annunziata una decisione grave», che rivela come in Rai «si sta tornando indietro, verso la faziosità dei tempi di Zaccaria».

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