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LE ELEZIONI si avvicinano e i Ds sono sempre divisi.


Di fronte alle pronunce di molti della sinistra interna i cui cuori battono per il «sì», la Quercia per ora sembra sulla linea del stare il più fermi possibile. Ma comunque è tempo che la questione trovi soluzione, anche a costo di lasciare a militanti e simpatizzanti libertà di coscienza. Fassino, di ritorno da Parigi, affronterà la questione martedì mattina, nella consueta riunione della segreteria: in attesa, al partito vige la consegna del riserbo.
Il responsabile lavoro del partito, Cesare Damiano, ieri, pur non sbilanciandosi sul possibile esito della riunione, ha ribadito che il referendum, è «sbagliato sotto il profilo del metodo e del merito». Nel metodo «perché è tema di accordo tra le parti sociali e non ci si può chiudere tra un "sì" e un "no"», e nel merito «perché non coinvolge milioni di lavoratori come i cosiddetti "co.co.co."». Inoltre, aggiunge Damiano, «politicamente divide quell'ampio fronte di lotta che ha portato a una dura battaglia per la difesa dei diritti».
Fassino, comunque, impegnerà il partito in una battaglia in Parlamento per trovare una soluzione legislativa, come del resto aveva già anticipato al Mugello nel confronto con Sergio Cofferati, soprattutto per dare un segnale di attivismo e coerenza al proprio elettorato, visto che il centrosinistra non ha i numeri per far passare le proprie proposte.
Se la maggioranza della Quercia pare tentata tra la scheda bianca o l' astensione, rimangono invariate le posizioni del «correntone», favorevole al «si», e dei liberal, schierati per il «no».Dal correntone si osserva che non si possono abbandonare i lavoratori e si attende la pronuncia di Cofferati prevista dopo quella della Cgil. Il leader dell'area liberal, Morando, osserva che «se non si vuol far passare un referendum, gli strumenti sono due: uno è il "no", l'altro è l'astensione». Ieri anche Giorgio Napolitano, capo storico dell'ala migliorista ai tempi del Pci, ha invitato il partito a schierarsi per il «no» definendo «incomprensibile» il ritardo nel dare indicazioni di voto.
D. T.

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