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Il richiamo di Ciampi all'unità nella libertà «Non possiamo dimenticare» le date consegnate dalla storia. «L'8 settembre la Patria non morì»

Nel suo discorso il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha sottolineato il significato della «festa nazionale, sentita profondamente dagli italiani. Una festa che continuerà, negli anni, a rappresentare un momento di formazione civile, di memoria, di speranza per il futuro, di riflessione sui valori che uniscono, tengono viva e vitale la nazione: i valori della Costituzione repubblicana». Ciampi ha quindi sottolineato il collegamento ideale fra alcune date essenziali della nostra storia: 8 settembre 1943, 25 aprile 1945, 2 giugno 1946 e infine il 27 dicembre 1947, giorno della promulgazione della nostra Carta Costituzionale. «Queste date - ha detto - segnano la sequenza con la quale il popolo italiano si è posto al centro delle istituzioni, ha ridato loro senso con un atto di fondazione che nel Risorgimento nazionale si era consumato solo in parte e che con l'Assemblea Costituente si è realizzato compiutamente».
«L'8 settembre 1943 la patria non morì perché il popolo italiano non volle che morisse» ha detto ancora il presidente della Repubblica, ricordando che in quel «momento così triste» di 60 anni fa «una larga parte degli italiani s'interrogò nel profondo della propria coscienza sul senso della nostra appartenenza ad una collettività, la nazione italiana, e seppe rispondere positivamente, con comportamenti diversi, ma convergenti, nella condivisione dei valori e nella finalità di ridare alla patria dignità, libertà, unità». La patria non morì, ha sottolineato Ciampi, «perché ciò venne impedito dalla passione civile e dall'azione di tanti cittadini i quali in ogni parte d'Italia e fuori vissero la Resistenza».
Con la cerimonia di ieri il capo dello Stato ha voluto dare un esempio di come si deve assolvere il dovere civile di onorare la memoria senza alimentare polemiche. Pertanto ha deciso di celebrare l'anniversario della Liberazione, per la prima volta in 58 anni, al Quirinale. È stata una celebrazione nella forma più solenne, alla presenza delle alte cariche istituzionali, con fanfara, inno nazionale, corazzieri, durante la quale Ciampi e il ministro dell'Interno, Pisanu, hanno decorato di medaglia d'oro al merito civile i gonfaloni di sei Comuni martiri della Resistenza (Casalecchio di Reno, Verghereto, Ferentino, Vallacorsa, Castelforte, San Cosma e Damiano) e, alla memoria, un'eroica madre, Genny Bibolotti Marsili, trucidata nell'eccidio nazifascista di Sant'Anna di Stazzema (Lucca), ma che, facendo scudo col suo corpo, riuscì a salvare il figlioletto, che ieri ha ritirato la decorazione.
Da parte sua, il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, dopo aver deposto una corona all'Altare della patria insieme a Ciampi, ha continuato le celebrazioni del 25 aprile a Gattatico (Reggio Emilia), nella casa-museo dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti il 28 dicembre del 1943. «La Resistenza è un patrimonio comune di tutti i cittadini e continua ad essere un valore fondante della nostra libertà e del nostro sistema democratico ha dichiarato Casini -. Per questo la ricorrenza che celebriamo unisce gli italiani e fa parte a pieno titolo del codice genetico della nostra Repubblica». Casini ha voluto sottolineare che la lotta di Liberazione, «come parte della memoria nazionale, è stata oggetto negli ultimi anni di una rinnovata riflessione che ne ha evidenziato in particolare il carattere di drammatico e sanguinoso conflitto di italiani contro italiani».
St. Mor.

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