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Quella volta che il Governatore «bastonò» il premier Prodi


Nel 1998 la situazione sociale a Napoli è gravissima. All'inizio dell'anno, si svolgono numerose manifestazioni dei disoccupati con scontri. I sindacati pensano ad uno sciopero generale sul lavoro. Lo scontro tra Bassolino e Prodi si accentua a seguito dei ritardi sulla convocazione del tavolo di concertazione per il Sud che il presidente del Consiglio promette al sindaco di Napoli il 5 febbraio.
Il 26 febbraio Bassolino avverte: «Il presidente del consiglio si muova, dia vita alla sede di concertazione già fissata tra istituzioni, sindacati, imprenditori, governo: è passato più di un mese». Il giorno dopo Prodi gli telefona e gli conferma l'impegno. Ma il 12 marzo Bassolino critica il capo dell'esecutivo: «Prima si convoca il tavolo di concertazione e meglio è». Il 18 marzo Bassolino torna ad attaccare Prodi dalle colonne de "Il Corriere della Sera" dicendo: «A Prodi non è del tutto chiaro che il lavoro è l'anima fondamentale di una coalizione di centrosinistra». Il 25 marzo ricorda di nuovo a Prodi: «Il tavolo di concertazione deve partire entro Pasqua». A questo punto Bassolino fa una mossa non molto gradita a Prodi, partecipando alla conferenza di Alleanza nazionale sul lavoro del 29 aprile, dove Bassolino viene accolto tra gli applausi. «Mancava solo che esprimesse la sua sfiducia a Prodi - dice Altero Matteoli sorridendo -, ascoltando Bassolino insieme a Fini abbiamo commentato quello che stava facendo era un ottimo intervento, un intervento degno di un sindaco dell'opposizione».
Ma sul tavolo del lavoro non succede nulla. Il 22 maggio si ripetono gli scontri di piazza a Napoli durante una manifestazione dei disoccupati e il 26 maggio Prodi annuncia che farà l'incontro auspicato da Bassolino. Il tavolo a 4 si svolgerà presto. L'11 giugno, dopo mesi di promesse, l'incontro si svolge. Ma Bassolino non è soddisfatto e il 20 giugno partecipa alla manifestazione dei sindacati per il lavoro al Sud, la seconda dei sindacati contro il Governo dell'Ulivo, schierandosi contro la politica sull'occupazione dell'esecutivo.
Il 14 luglio Bassolino spiega a "Il Mattino" il suo futuro sulla coalizione: «Così l'Ulivo non può andare, deve piantare e rafforzare le radici, prima che sia troppo tardi». Tre mesi dopo diventerà il ministro del Lavoro del Governo D'Alema.

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