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Vertici Rai, martedì cda con resa dei conti Ci sarà una «verifica dei poteri». Dai Ds attacchi al dg, che invece è difeso dal centrodestra


Dovranno stabilire, in poche parole, chi comanda a viale Mazzini. Un appuntamento molto importante, perché il clima ai vertici della Rai non è dei più tranquilli ed i rapporti tra Annunziata e Cattaneo sono sempre più tesi.
Perciò è stato deciso di convocare il consiglio di amministrazione allo scopo di effettuare una «verifica dei poteri» e fissare le sfere di influenza sia della presidente che del direttore generale prima che si arrivi ad una irreparabile rottura.
Il consiglio di amministrazione della Rai si occuperà tra l'altro di uno degli episodi che ha posto fine alla tregua armata tra la presidente ed il direttore generale. E cioè la minaccia di sciopero del Tg3 contro Raidue che ha deciso di mandare in onda una striscia informativa, il sabato e la domenica, nello stesso orario del Tg3.
Lucia Annunziata ha scritto a Cattaneo per chiedere conto di questa «variazione editoriale». In risposta il direttore generale avrebbe a sua volta chiesto alla presidente della Rai perché mai abbia incontrato un funzionario Rai del suo staff senza informarlo.
Il Centrosinistra teme che dietro lo scontro ai vertici Rai ci sia una manovra politica. Non vorremmo, ha dichiarato il vicepresidente dei deputati della Margherita Agazio Loiero, che dopo Paolo Mieli, anche Lucia Annunziata fosse costretta a rinunciare alla presidenza della Rai.
Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 e deputato dei Ds, dice che «si sta cercando di far fallire l'idea stessa di un governo di garanzia e si vuole trasformare la Rai in una vera e propria azienda di famiglia. È del tutto evidente che se questo tentativo dovesse proseguire si rischierebbe la rottura politica di assoluta gravità». Quanto al «direttore generale della Rai - secondo Giulietti - non ha ancora trovato il tempo per dimettersi dalla carica di presidente della Fiera di Milano».
Nel Centrodestra, Giorgio Lainati, responsabile Comunicazione del gruppo di Forza Italia alla Camera, dichiara osserva che «la legge del '93 assegna al direttore generale delle competenze specifiche» e auspica che «non si ripetano contrapposizione passate». «Il caso specifico è di precisa competenza del direttore generale - dichiara -. Tutti, presidente e Dg, devono lavorare per il bene dell'azienda. Mi rendo conto che un presidente che viene da una esperienza totalmente giornalistica abbia desiderio di avere voce in capitolo in questi casi, però bisogna anche essere consapevoli, con realismo, che l'argomento del contendere è veramente pretestuoso».
L'unica critica decisa che Lainati avanza, è per i giornalisti del Tg3: «È sproporzionato il loro atteggiamento, il programma che contestano è di costume. È un atteggiamento da soviet, deprecabile, che rischia di vanificare l'ottimo lavoro fatto dal servizio pubblico durante la guerra». Infine, l'esponente di Forza Italia spezza una lancia in favore di Antonio Marano: «È continuamente al centro di critiche, ma sta lavorando la rilancio della rete».
Il responsabile Informazione di An, Alessio Butti, concorda con Lainati: «Ho letto e riletto la legge del '93: è chiaro che al Cda e al presidente spetta la legale rappresentanza e al direttore generale il resto delle competenze. Per questo, stupisce l'atteggiamento della Annunziata». «Le questioni a questo punto sono due, e si intrecciano - dice -: le competenze del presidente e del Dg e quella, tutta strumentale che la sinistra cavalca, dei palinsesti». Sullo specifico argomento del contendere tra la Annunziata e Cattaneo, Butti osserva: «Il "Dodicesimo round" è ancora una proposta da discutere, ogni speculazione è fuori luogo. Il palinsesto, poi, non l'ha fatto Cattaneo. Per questo gli attacchi al Dg sono in malafede e pretestuosi». Secondo Butti, in definitiva, il dualismo Annunziata-Cattaneo sarebbe riconducibile a «una questione di assestamento».
E Davide Caparini, della Lega, vicepreside

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