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Ciampi al Papa: «Ammiro la sua tenacia»

Nuovo appello di Giovanni Paolo II: «La Pasqua può cambiare le sorti del mondo»

È il messaggio che Carlo Azeglio Ciampi invia al Papa alla vigilia di Pasqua.
«Santità - scrive Ciampi - desidero farle innanzitutto pervenire, alla vigilia della festività Pasquale, che è occasione di profonda riflessione, un rinnovato sentimento di ammirazione per la visione e la tenacia con cui ella assolve la sua missione. I viaggi, i messaggi, le indicazioni scaturenti dal suo instancabile apostolato sono un richiamo ispiratore per ogni essere umano, credente e non credente, convinto che la dignità della persona debba rimanere al centro dell'attenzione di tutte le nazioni».
«L'ho seguita con trepidazione nelle ultime settimane - afferma il capo dello Stato - e ho pienamente avvertito l'importanza dei suoi richiami alla necessità di credere fermamente alla preminenza del diritto, dei principi e delle regole che dall'Europa si sono irradiate verso il resto del mondo e che nell'Unione Europea devono avere un tenace e convinto assertore».
«Un Paese come l'Italia proiettato nel Mediterraneo trae inoltre grande conforto - conclude Ciampi - dalla saggezza delle sue ripetute sollecitazioni alla collaborazione fra popoli e diverse culture con cui vogliamo creare durature prospettive di pace». «Con questi sentimenti e rendendomi interprete del profondo rispetto ed affetto del popolo italiano per la sua persona - si legge ancora nel messaggio inviato al Papa dal presidente della Repubblica - la prego di accogliere i miei fervidi voti augurali in occasione della Pasqua».
Ma proprio per la Pasqua, l'Osservatore romano, il quaotidiano della Santa Sede, fa un bilacio amaro. Nell'Oriente teatro di Bibbia e Vangelo - commenta Giorgio Rumi nell'articolo di prima pagina dedicato alla «Pasqua 2003, la pace del Risorto» - c'è «fragore delle armi, sospetto e vendetta», mentre «gli statisti e gli uomoni dell'organizzazione internazionale distingueranno tra guerra, liberazione da portare e democrazia da realizzare: ma la nota dei costi, la valutazione dei deficit assunti dai responsabili in tema di regolamento dei conflitti e di garanzie dei diritti umani e sociali è tutta da definire». «Il solo abbozzo di bilancio - prosegue il quotidiano vaticano - mostra la distanza tra i livelli di perfezione toccati dalla tecnologia e quelli, ancora del tutto primordiali, della soluzione pacifica delle vertenze e della condivisione del destino umano».
«C'è - si legge in un passaggio ulteriore - una tentazione misteriosa al ricorso alla forza, una scorciatoia suggerita anche dalle lungaggini e dalle insufficienze dei meccanismi politici che sembrano incapaci, nella concretezza dell'ora che volge, di ottemperare alle loro ragioni di esistenza».

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