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«In settimana l'ok ai nostri soldati in Iraq»

Dalla politica internazionale a quella nazionale, con un occhio di riguardo alle riforme e in particolare a quelle di caratere economico-previdenziale.
L'Iraq e il futuro — «In settimana chiederemo al Parlamento di poter dare il via ai preparativi» ha detto Berlusconi, a proposito dell'invio dei militari italiani in Iraq. Il premier ha continuato: «Dopo la guerra può finire la crisi che ci ha attanagliato negli ultimi mesi e si può guardare al futuro con più ottimismo».
Troppo vincoli — Il presidente del Consiglio ha troppi «vincoli» che ne rallentano l'efficacia dell'azione, ha dichiarato Silvio Berlusconi, secondo il quale anche la nostra Carta costituzionale «risente della cultura sovietica», come dimostra lo scarso peso che l'articolo 41 della nostra Carta fondamentale attribuisce all'impresa.
Il ruolo delle Camere — «Dobbiamo avere il coraggio di dar vita a un Senato delle autonomie e a una Camera principale unica che trasformi i disegni di legge in legge dello stato» ha detto il premier.
Le riforme — «In questi due anni si è fatto moltissimo. Credo sinceramente che non si poteva fare di più - ha dichiarato Berlusconi -. Nei prossimi tre anni proseguiremo su questa strada, e forse non basteranno».
Le pensioni — «Nei sei mesi di presidenza europea abbiamo anche questo obiettivo: arrivare ad un accordo con gli altri 14 Paesi per una Maastricht del welfare - ha osservato il presidente del Consiglio -. Il problema dell'invecchiamento della popolazione è generale. C'è un solo Stato, che avrà un risparmio ed è la Gran Bretagna, mentre tutti gli altri avranno incrementi intorno al 5-6%. Tra questi l'Italia che si ritrova con un sistema che non si può più mantenere così come è oggi».
I pianisti — Per superare il problema dei cosiddetti «pianisti», cioè dei parlamentari che votano per i loro colleghi assenti, occorre riformare i regolamenti di Camera e Senato. È questa la ricetta indicata da Silvio Berlusconi, che ha parlato del percorso talvolta difficoltoso di alcune leggi e ha spezzato una lancia in difesa dei cosiddetti «pianisti»: «Non ci vedo nulla di scandaloso».
Federalismo — Per il premier la riforma del Titolo V vuole risolvere «il caos assoluto» creato dalla riforma del centrosinistra, che aveva «competenze concorrenti su molte materie tra Stato e Regioni».

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