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È SCONTRO su Roma capitale.

È questa in sintesi la giornata politica dopo un Consiglio dei ministri che si è protratto oltre il dovuto e ha fatto registrare anche alcuni momenti di tensione e che ha varato il disegno di legge di riforma del titolo v della Costituzione (Federalismo) e che poi assorbirà la devolution.
Restano al palo anche le vicecapitali (Milano, Firenze, Napoli, Palermo), che erano state proposte dal leader della Lega Nord. Anche Berlusconi ammette: «Era solo una provocazione».
Cosa prevede il nuovo testo varato dal governo? Rafforza l'unità del Paese, costruisce un federalismo solidale e risolve un nodo cruciale, quello della legislazione concorrente, che ha creato un contenzioso tra Stato ed autonomie locali considerevole. Ma al ministro per le Riforme Bossi non basta: dice di no e annuncia che presenterà emendamenti in Parlamento. Il vicepremier, Gianfranco Fini replica secco: An voterà contro. Gli fa eco il ministro per le Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione (Udc): «Le proposte di Bossi non sono previste dal programma della Cdl».
Canta invece vittoria il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, che spiega: «Il compito affidatomi non era facile; bisognava modificare una riforma che non partiva da zero, con una Costituzione vigente». Il risultato «è molto positivo e soddisfacente», spiega il ministro degli Affari Regionali. Il quale sottolinea poi che è stato risolto anche il gravoso problema delle materie concorrenti (che aveva aperto numerosi contenziosi): alcune torneranno di piena competenza legislativa dello Stato e altre delle Regioni; al primo spetteranno le norme generali sull'ordinamento e alle seconde le norme di settore rispetto a una determinata materia.
«Quando non sarà possibile fare una distinzione netta - sottolinea ancora La Loggia - abbiamo utilizzato la formula della competenza ripartita». Il ministro afferma poi che nel ddl sono stati introdotti due principi fondamentali: la Repubblica nel suo insieme ha il compito di garantire tutti i principi della Costituzione; l'interesse nazionale sarà punto di riferimento per chi deve legiferare. «Abbiamo voluto inserire questi principi - aggiunge La Loggia - per togliere ogni alibi a chi dice che c'era un danno per l'unità del Paese». La Loggia ha anche precisato che in materia di tutela della salute, che nella riforma dell'Ulivo era di competenza concorrente tra lo Stato e le Regioni, ora con il ddl torna di competenza esclusiva dello Stato. Alle Regioni, così come indicato dalla Devoluzione, che viene inglobata organicamente nella Riforma - precisa La Loggia - va l'organizzazione sanitaria.
Infine il capitolo Roma capitale. È stata introdotta una norma «per la costituzionalizzazione anche per la procedura per Roma capitale». Sullo schema di disegno di legge si apre un confronto politico con tutto il sistema delle autonomie, poi ci sarà il passaggio formale in Conferenza unificata. Successivamente, ritornerà in Consiglio dei ministri per il suo varo definitivo quindi approderà in Parlamento per i quattro passaggi fondamentali necessari per ogni riforma costituzionale.
F. D. O.

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