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di LANFRANCO PALAZZOLO CARI compagni, per il 12 aprile si cambia slogan.


Ma si sa, nella vita non si può ottenere tutto e allora si cerca di procedere come si può. Alla fine si è arrabbiato anche l'ex ministro dell'Industria Bersani che il 9 aprile aveva dichiarato che la piattaforma della manifestazione va «riformulata», ma alla fine il comitato ha deciso di mantenere la stessa linea lanciata il 1° aprile contro la guerra infinita. Però, quanti salti mortali per giustificare una manifestazione che non è ben vista da alcuni leader del centrosinistra. Alla fine cambierà il percorso del corteo e qualche slogan. Ma quanti abbagli. Il 3 aprile i Verdi fanno sapere di voler aderire alla manifestazione e il responsabile esteri Angelo Bonelli aderendo alla manifestazione scrive «dobbiamo chiedere il cessate il fuoco immediato per consentire gli interventi umanitari ormai urgentissimi» e il presidente Alfonso Pecoraro Scanio rilancia lo slogan «cessate il fuoco». Ma dopo la conquista di Bagdad, il Presidente dei Verdi è uno dei primi ad adeguarsi e a chiedere per l'Iraq il 9 aprile «libere elezioni». «Il Riformista» ironizza sulla conferma della manifestazione e sulla posizione del leader dei Verdi spiegando che «c'è chi come Pecoraro Scanio allarga la sua ambizione al Mondo (fermiamo tutte le guerre)».
Il 7 aprile i Comunisti italiani aderiscono definendo il conflitto «un insulto alla democrazia», dimenticando di essere stato nel corso della gestione della crisi irachena l'unico partito della coalizione a schierarsi contro l'Onu.
Il 20 febbraio il segretario del Pdci Diliberto dichiarava al «Corriere della Sera» di essere contro la guerra «anche se ci dovesse essere una risoluzione Onu». Il leader del Pdci si rimangia la parola l'11 marzo invocando le Nazioni unite perchè la guerra «viola apertamente la legalità internazionale visto che non ci saranno risoluzioni dell'Onu». La Margherita annuncia l'8 aprile con un comunicato di Lapo Pistelli di partecipare e chiede che «siano distribuiti urgentemente gli aiuti umanitari attraverso i mezzi più idonei». Ma dopo l'affondamento della mozione unitaria sull'Iraq in Parlamento i Comunisti italiani chiedono velatamente le dimissioni di Rutelli e qualcuno invita il coordinatore dell'Ulivo a non partecipare al corteo. Il paradosso della Margherita resta che il partito aderisce, ma forse il suo uomo più rappresentativo non ci sarà, forse non ci sarà neanche il Presidente de Ds D'Alema. I Democratici di sinistra comunicano il 2 aprile che saranno a Roma contro «una guerra che sta provocando distruzioni, sofferenze indicibili», ma il 9 aprile il segretario del Partito rettifica il tiro e annuncia di puntare alla richiesta di una «transizione democratica dell'Iraq con un ruolo dell'Onu», dimenticando le parole di del presidente Ds Massimo D'Alema a «Il Riformista» del 21 marzo: «esportare la democrazia è un gioco molto pericoloso».

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