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di DINO TIERI BAGHDAD è caduta da giorni, il regime di Saddam è polverizzato e lo stesso ...

Ma le sinistre non rinunciano alla marcia «pacifista» di oggi a Roma. Non sarà però la «marcia di tutte le marce», rimasta possibile solo fino a quando la guerra era in corso su tutti i fronti e le città irachene non erano cadute o non si erano arrese una dopo l'altra.
Dato che la richiesta del cessate il fuoco non tiene più (lo slogan coniato per questa manifestazione è stato subito cambiato, infatti, in «Fermiamo la guerra infinita»), quindi, le diverse componenti sfileranno nel segno dei motivi più vari, spesso anche in contrasto fra di loro. Ieri anche il leader dei Ds Piero Fassino ha fatto sapere che andrà alla manifestazione, insieme alla Cgil col suo ex capo Cofferati, ai movimentisti decisi a combattere la globalizzazione e il mercato ovunque esso sia, ai Verdi. L'Ulivo però non marcia tutto. Non ci sarà Rutelli (la Margherita ha detto chiaramente che occorreva un ripensamento visto l'evolversi della situazione sul terreno in Iraq), non ci sarà Boselli, e non ci sarà Mastella, entrambi molto attenti alle ragioni della moderazione politica e ben lontani da posizioni anitamericane.
E se divisi sono i partiti del centrosinistra, divisi sono anche i sindacati confederali. La Cgil ovviamente marcia, la Cisl anche, ma la Uil no. Per la confederazione di Via Po ci sarà lo stesso leader Savino Pezzotta, il quale ha chiarito che, ben felice che lo scontro armato sia praticamente finito, il sindacato è impegnato per la pace ma che la sua organizzazione non è e non sarà mai antiamericana. «Partecipiamo — ha concluso — ma non in questo segno. Possiamo essere critici ma è una grande democrazia».
Angeletti invece non ci sarà. «La Uil — ha detto — avrebbe fatto volentieri una manifestazione per "la democrazia riacquistata in Iraq", ma non credo che questa sia l'opinione di tutti quelli che manifesteranno domani. Noi, quindi, non ci saremo».
Quanto meno universalista la motivazione di Fassino: il leader della Quercia, che è in competizione serrata con il co-leader di Aprile Sergio Cofferati, ha detto che «servono obiettivi più avanzati: quale governo democratico dare alla globalizzazione, come affermare diritti e democrazia ovunque senza passare per le armi, come incardinare il multipolarismo sulle istituzioni sovranazionali. Ed è con questo spirito — ha spiegato — che parteciperemo sabato alla manifestazione».
Dato che la guerra si sta fermando, anche il nome del comitato organizzatore, autobattezzatosi «Fermiamo la guerra» suscita qualche perplessità. Comunque l'appuntamento per i pacifisti a oltranza è fissato alle 14 accanto alla stazione Termini: tutti poi arriveranno fino al Circo Massimo.
Se è difficile prevedere quale sarà la consistenza del corteo, è certo che la sua conclusione sarà all'insegna della facondia. Sono previsti una trentina di interventi, tanti quante sarebbero le «anime» del movimento con l'intento, spiegano al comitato, «di dare voci a tutti affinché tutti possano esprimere nelle loro forme protesta e dissenso».
A questo punto, non resta che democraticamente augurare ai manifestanti che il cattivo tempo, annunciato domani sulla Capitale, li risparmi almeno per il tempo necessario a percorrere il tragitto che è stato loro riservato.

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