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Confindustria, ultimatum sulle riforme Le priorità indicate: mercato del lavoro, welfare e fisco. Pessimistiche previsioni di crescita per il 2003

Dunque, il governo deve avere più coraggio e mantenere fino in fondo le sue promesse elettorali.
È una sorta di ultimatum all'esecutivo quello che Confindustria lancia dal Lingotto di Torino, dove è iniziata la due giorni del convegno della Piccola di Confindustria. A un anno da Parma è questa l'occasione per fare l'esame al Governo e alla sua politica di riforme. Assenti il vicepremier, Gianfranco Fini, e i ministri delle Attività produttive, Antonio Marzano, e delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione (trattenuti a Roma da un Consiglio dei ministri durato più del previsto), la risposta del governo arriverà oggi dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che interverrà davanti al gotha dell'economia italiana prima delle conclusioni del presidente di Confindustria, Antonio D'Amato.
Pur riconoscendo i passi in avanti fatti nell'ultimo anno con la riforma del mercato del lavoro, con quella fiscale e con quella della scuola, Confindustria non appare soddisfatta dal ruolino di marcia tenuto dal governo («avrebbe dovuto dimostrare più coraggio» ha detto il vice presidente Guidalberto Guidi). E D'Amato invita per l'ennesima volta a mettere mano alla riforma delle pensioni, a quella dell'università e della ricerca, a quella della pubblica amministrazione e a completare quella fiscale: sono riforme che «non potranno più essere ritardate». Bisogna fare in fretta, perché il gap di competitività che divide l'Italia dai Paesi più sviluppati dell'Europa è sempre più grande. «Una buona politica di riforme deve esserlo non solo nei contenuti, ma anche nei tempi» avverte il leader degli industriali nell'introduzione della ricerca su Competitività e Sviluppo presentata al Lingotto. Ricerca dalla quale emerge che il vero ostacolo per le imprese sono proprio le rigidità e i vincoli che ancora permangono nel sistema Paese.
Poco tenero l'intervento del presidente della Piccola di Confindustria, Francesco Bellotti, che ha parlato di «sostanziale delusione» per quello che finora ha fatto il governo: «Il presidente del Consiglio - ha tagliato corto - ha dichiarato di possedere una pazienza biblica», ma «le piccole imprese chiedono decisioni, non esercizi di pazienza».
«E la maggioranza tanto vasta di cui dispone il governo - ha proseguito - ci aveva reso giustamente e legittimamente impazienti di vedere cambiare un certo modo di fare politica».
In vista di una possibile ripresa dell'economia, dunque, per Confindustria il governo deve puntare più che mai sulle imprese affrontando definitivamente quei nodi strutturali che impediscono la competitività: «Ora che il conflitto iracheno sembra volgere rapidamente al termine - ha detto nel suo intervento l'altro vice presidente Vittorio Mincato - è necessario sostenere la ripresa economica e intervenire attivamente sui punti deboli del nostro sistema Paese».
Su una ripresa Confindustria è fiduciosa: »Senza dubbio - ha detto Guidi - il rimbalzo psicologico della fine della guerra potrebbe creare un'accelerazione, «anche se la situazione attuale »è molto difficile».
Per il 2003, comunque, le previsioni di crescita restano pessimistiche: «Se tutto va bene - ha detto il presidente di Assolombarda, Michele Perini - il 2003 andrà come il 2002».
Per il vicepresidente di Confindustria, Nicola Tognana, sono tre le priorità che il governo dovrebbe attuare entro la fine dell'anno: il mercato del lavoro, la riforma del welfare e quella fiscale. Alla domanda su quali siano le richieste del mondo industriale all'esecutivo, Tognana ha osservato che «la prima cosa è portare a termine il progetto conclusivo del mercato del lavoro, gli ammortizzatori sociali e i suoi contenuti e dall'altra parte, la riforma del welfare trovando quindi un assetto più consono alla situazione pensionistica».
Ricordando che «la pressione fiscale sulle imprese è di molti punti più alta rispetto alla media europea e ci colloc

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