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Berlusconi: «Pronti a inviare i militari»

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Ma le sinistre domani la marcia per la pace la vogliono assolutamente fare, anche a rischio che qualcuno cominci a pensare che si tratta ormai solo di «orfani di Saddam», di antiamericani e, magari, di estimatori della politica francese. Anche Sergio Cofferati, ex leader della Cgil, membro della direzione ds, presidente della Fondazione Di Vittorio, co-leader di Aprile, ha detto che ci sarà.
Vittorio Agnoletto, ribadendo il suo richiamo a manifestare, ha indicato due obbiettivi negativi: «Né con Bush né con Saddam», contro «la guerra infinita». Poi, ha aggiunto che la guerra non è ancora finita, che comunque questo conflitto è parte integrante del modello neoliberista, che il popolo iracheno deve poter decidere autonomamente il proprio futuro e che tutte le truppe anglo- americane si devono ritirare subito.
Quanto al Prc, quanto mai filo-movimentista, Bertinotti dice: «La guerra dell'Iraq è pressoché finita, ma non è finita la guerra». «Se il movimento della pace non vincerà la lotta di lungo periodo che è appena cominciata, questa — afferma il leader di Rifondazione — sarà solo la prima delle guerre di un ciclo oscuro, quello della dottrina Bush». Quindi sostiene anche lui che americani e inglesi se ne devono andare: «Solo una aperta discontinuità con la politica di occupazione dell'Iraq per restituire al popolo iracheno la scelta delle sue forme di organizzazione politica, darebbe all'Onu un ruolo effettivo, anche di garanzia della convivenza civile». Quanto a Casarini, grande marciatore e manifestatore, così esprime il proprio pensiero: «Bisogna continuare a disobbedire alla logica della guerra globale e permanente», inoltre non si può parlare di vittoria anglo-americana perché «costruita su migliaia di morti». E Rutelli? A chi gli chiede se ritiene opportuno prendere parte anche lui al corteo dei pacifisti, risponde: «Abbiamo sempre rispettato i movimenti e avuto nei loro confronti un atteggiamento amichevole, aperto, di fronte a tutte le iniziative di piazza a favore della pace». «Quell'atteggiamento rimane, però — dice ieri mentre a Roma si accinge a prendere parte a un convegno sulla mobilità — tocca ai promotori tenere conto della situazione cambiata».

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