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Resa dei conti ds, nuovo round nel Mugello

Domenica in Toscana il leader della Quercia e il «cinese», che insiste: i movimenti contano

La ritrovata unità fra le nettamente separate realtà interne dei Ds, al termine della conferenza programmatica del partito a Milano, ieri, è affermata ufficialmente. Ma l'ex leader della Cgil dice chiaro che ci vuole un nuovo Ulivo, che i «movimenti» devono contare, che lui non intende rinunciare né a un ruolo nel partito, né alla copresidenza di Aprile né alla presidenza della fondazione Di Vittorio. E il correntone di Giovanni Berlinguer, che di Aprile è il sostegno interno ai Ds, chiarisce a sua volta che Fassino ha corretto la sua linea ma non abbastanza.
A conclusione di quello che è stato un quasi-congresso, Fassino nega l'esistenza di alcuna «resa dei conti», di alcun «litigio». Anzi da Milano i Ds, dice, escono «più forti e più uniti». Poi, fra l'altro, sulla guerra che è argomento di grande delicatezza dato l'impegno di movimentisti e affini contro l'azione angloamericana in Iraq, conferma e difende la posizione a favore della linea Blair: partecipa alla guerra ma, sottolinea, ha proposto che la gestione del dopo-conflitto vada alla Nazioni Unite.
E a Sergio Cofferati dice «con affetto sincero, di non essere solo il presidente della Fondazione Di Vittorio, il copresidente di Aprile e un iscritto ai Ds, gli chiedo di essere anche membro della direzione del partito a cui il congresso lo ha eletto, facendo valere lì, con la sua autorevolezza, le sue idee». Il partito, sottolinea, «è il luogo in cui le decisioni vengono assunte unitariamente».
Un modo di ricordare a Cofferati non solo che se ha linee e politiche da sostenere può benissimo farlo nel partito della cui direzione fa parte, ma anche, forse, che l'ingresso in direzione Ds di Cofferati e altri uomini di spicco della Cgil fu deciso dallo stesso congresso di Pesaro vinto dalla maggioranza che ha dato la guida del partito appunto a Fassino? Fatto sta che l'ex leader della Cgil, avvicinato dai giornalisti dopo l'intervento del segretario del suo partito, non ha rilasciato dichiarazione alcuna, nemmeno per dire se parteciperà ai lavori della Direzione della Quercia.
Nel suo intervento, svolto poco prima, Cofferati chiede un nuovo Ulivo che comprenda tutti rispettando la scelta di Rifondazione comunista di non entrare, un coordinamento più efficace in Parlamento per contrastare il governo, e sottolinea che i movimenti sono una «risorsa» per i partiti che con essi «devono fare i conti», ma avverte che «non sono acqua da imbrigliare nel secchio». Inoltre, che si faccia prima di tutto un programma e che di regole e di leadership si parli dopo.
Un dialogo fra sordi, quindi, quello svoltosi al quasi-congresso di Milano? Dal proprio punto di vista il Correntone fa sapere di ritenere che Fassino qualche passo avanti lo abbia fatto.
Intanto, un altro round si profila domenica prossima, nella zona toscana del Mugello, area elettorale blindata del «profondo rosso» della Quercia che vi poté imporre la elezione di Antonio Di Pietro. Nei giorni scorsi i sindaci della zona hanno scritto a Fassino e Cofferati chiedendo la fine delle divisioni.
Ieri Cofferati ha «sfidato» Fassino ad andare domenica con lui nel Mugello e Fassino ha risposto che ci sarà.
Su tutta questa situazione, la vigile attenzione di Bertinotti: «Dalla convenzione dei Ds ci si aspettava un contributo per tutte le opposizioni sul terreno programmatico. Abbiamo invece assistito — dice — a un conflitto tra gruppi dirigenti mentre nulla di significativo è stato proposto sul terreno del programma».

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