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«Andava prima risolto il conflitto palestinese» Condivisibile il «Piano Marshall» lanciato da Berlusconi per l'economia del Medio Oriente

A sedici anni era alla scuola militare della Nunziatella di Napoli, nel 1982-84 è stato il comandante del contingente italiano in Libano nell'ambito dell'operazione multinazionale di pace, poi ha avuto prestigiosi incarichi all'interno della struttura militare della Nato.
Generale, una guerra ha, deve, può avere regole interne etiche, o tutto è permesso?
«No, ogni guerra deve avere le sue regole. L'importante è anche capire di che tipo di guerra si tratta: asimmetrica, di guerriglia, in un centro abitatoà Ognuna deve avere le sue regole».
Stabilite da chi?
«Alcune provengono da trattati internazionali, altre dall'etica».
Uccidere un soldato prigioniero con un colpo in testa è giustificabile dallo stato di guerra?
«È un illecito, ed è un crimine».
Nascondere le armi nelle scuole o nelle moschee?
«In genere non è giustificabile. Può essere comprensibile se un popolo è alla disperazione».
Saddam Hussein ha detto che combatterà fino all'ultimo bambinoà Sente anche lei un brivido glaciale alla schiena?
«Saddam Hussein ha detto tante cose sbagliate e ne ha fatte tante di più».
Usare i bambini o i civili come scudi umani è giustificabile dallo stato di guerra?
«No. La guerra è uno scontro tragico, drammatico. Ma almeno un minimo di dignità deve essere mantenuta».
Molti scudi umani italiani sono rientrati dall'Iraq, perché il regime voleva collocarli non nei siti militari ma in quelli civili.
«Hanno avuto quello che si meritavano».
Lo dice da generale?
«No, da uomo».
Dice la Francia di centrodestra e contraria alla guerra: "Non sbagliamo nemico. Siamo contro questa guerra, ma non ci auguriamo la vittoria della dittatura sulla democrazia". Condivide?
«Certamente. La democrazia deve sempre avere il sopravvento sul disordine e sull'arroganza».
La democrazia può essere esportata, magari anche con una guerra?
«La democrazia si esporta naturalmente, non si deve farlo con una guerra».
Ma se non fossero intervenuti gli americani, oggi in Europa tutti parlerebbero tedesco
«Credo che nessun europeo non conservi gratitudine verso il popolo americano, per quello che ha fatto più di una volta per salvare l'Europa. Questo non toglie che anche ad un amico, se sbaglia, non bisogna dirglierlo».
Pietro Ingrao, leader storico della sinistra comunista, e Giovanni Berlinguer, della minoranza dei Ds, dicono che non si augura mai che gli aggressori (americani) vincano al più presto.
«Se si ragiona sul piano filosofico, è scontato che non si può accettare nessuna guerra di aggressione. C'è però da tener conto la valutazione globale di un popolo e di un sistema, che devono temperare alcuni giudizi, che altrimenti sarebbero devianti».
Alla manifestazioni pacifiste si grida "fuori la Nato dall'Italia, fuori l'Italia dalla Nato". Lei, che ha avuto alti incarichi nella Nato, come reagisce?
«Dico a costoro che sono persone disinformate, che non si rendono conto della realtà nella quale tutti viviamo e che non ricordano che stabilità e sicurezza sono beni da tutelare».
Lei ha partecipato alle manifestazioni pacifiste di questi giorni?
«In qualche circostanza, molto rara, ero presente per ribadire il no alla guerra. Ma una volta stabilito con chiarezza questo principio, credo che non ci sia alcun bisogno di reiterarlo a dismisura».
Dice il segretario dell'Udc, Marco Follini: a furia di inseguire i movimenti e gli estremismi, il centrosinistra sarà costretto a pagare dazio alla piazza.
«In democrazia bisogna ascoltare tutte le voci, valutarle e discuterle. Metterne al bando qualcuna è un errore. Fare di tutt'erba un fascio, è un altro errore».
Dice Fausto Bertinotti: questa guerra rappresenta lo scardinamento dell'ordine precedente e l'affermazione di un assetto imperiale.
«Nel centrosinistra abbiamo detto a chiare lettere il nostro no alla guerra. È i

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