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Fassino frena il correntone e rilancia il riformismo

La strada da lui indicata è il «bipolarismo mite». Il referendum sull'articolo 18? «È anacronistico»


Nella difficile assise milanese Fassino ha sostenuto la necessità e l'urgenza di non fermarsi nella costruzione di una sinistra di governo, credibile alternativa alla destra, e ha invitato i partner dell'Ulivo a voltar pagina, pena la dissoluzione della coalizione. Ma la parte più interessante della lunga relazione introduttiva dei lavori della convenzione programmatica è stata l'altolà al correntone, quando ha sostenuto «l'incompatibilità tra l'appartenenza al partito con l'appartenenza a forme di organizzazione dotate a loro volta di loro regole interne».
Il riferimento è chiaro: Fassino non ha gradito la trasformazione di Aprile da costola della minoranza Ds a organizzazione autonoma, che si rivolge ai movimenti e alla sinistra radicale (Pdci, Verdi e Prc), avvertendo che c'è il rischio di «slittare, via via, verso una federazione di partiti, dove ciascuno si sente legittimato ad agire secondo la propria impostazione». Questa presa di posizione ha suscitato un coro di proteste degli esponenti della minoranza Ds, che hanno accusato il segretario di un «salto indietro» nella concezione del pluralismo interno.
La strada segnata dal segretario della Quercia si basa su un «bipolarismo mite» per il completamento della transizione. Fassino, che nei mesi scorsi aveva avanzato la proposta di una possibile gestione unitaria del partito, dopo le recenti vicende che hanno visto un acuirsi della polemica soprattutto alimentata da Sergio Cofferati, ieri ha parlato di un'unità «non fatta di finti unanimismi nè di confusione tra chi in un congresso ha ricevuto un consenso maggioritario e chi, legittimamente, è minoranza».
Il segretario dei Ds ha ribadito la necessità di un rispetto dei ruoli, invitando la minoranza «a non smarrire il senso dello stare insieme» in un partito dove «ci si confronta, ma nell'accettazione reciproca e nella civiltà dei toni». Il richiamo al congresso, che lo ha incoronato segretario, è chiaro, quando ha ricordato che «da Pesaro ad oggi questo partito ha una funzione, una missione e un ruolo, di cui dobbiamo sentire tutta la responsabilità». «Con il gruppo dirigente eletto a Pesaro mi sono battuto e mi batto perché unità e profilo riformista vivano insieme» ha aggiunto, avvertendo che è tempo di superare le polemiche interne.
Alla Cdl ha dedicato un colpo di frusta. A suo avviso, la maggioranza e il governo di destra coltivano una concezione del bipolarismo inteso «come dominio della maggioranza, non esitando a proporre misure che lacerano il Paese, lo espongono a un clima di tensione e ad una crisi civile permanente», mentre la strada da lui segnata è il «bipolarismo mite». Fassino ha detto inoltre che il referendum sull'articolo 18, su cui «fin dall'inizio abbiamo espresso un giudizio negativo», è «ideologico e anacronistico», rinviando però alle «prossime settimane» una valutazione sull'indicazione di voto da sottoporre agli organismi dirigenti della Quercia.
Ma passiamo a Cofferati. La sua ricetta per costruire il nuovo Ulivo è trovare forme di confronto fra i «partiti tradizionali» che lo compongono e i movimenti nati negli ultimi due anni, nonchè forme di saldatura con il Prc. La presidenza della Fondazione Di Vittorio è stata da lui definita «un problema reale che dovrò affrontare presto». «La distinzione nella rappresentanza - ha aggiunto - è cruciale: guai se ci sono sovrapposizioni tra la rappresentanza politica e quella sociale».
St. Mor.

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