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Via le prostitute dalle strade

Sarà possibile «operare» nelle case ma con l'accordo dei vicini

possibilità di esercitare la professione più antica del mondo in appartamento. Dopo tanti annunci il governo ha presentato alla Camera il suo disegno di legge sulla prostituzione che dalla prossima settimana prenderà il via in commissione Giustizia.
Per fronteggiare il fenomeno della prostituzione che, secondo il governo, riguarda un sempre maggior numero di donne straniere (si calcola che negli ultimi anni ne siano entrate in Italia circa 25.000) il provvedimento introduce nel nostro ordinamento il reato di "associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione" per la quale si prevedono pene più severe (un aumento fino a due terzi) di quelle stabilite per la semplice associazione a delinquere. Il testo, composto di cinque articoli, porta le firme dei ministri Gianfranco Fini, Umberto Bossi, Stefania Prestigiacomo, Roberto Castelli, Giuseppe Pisanu e Giulio Tremonti.
Via dalle strade, in casa si può. Il provvedimento del governo vieta infatti l'esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, mentre lo tollera nelle abitazioni private. Per chi contravviene al divieto è prevista una sanzione amministrativa che va dai 200 ai 3.000 euro e in caso di recidiva può scattare anche il carcere: da cinque a 15 giorni. Non è punibile invece chi riesce a dimostrare di essere stata costretta a prostituirsi con violenze o minacce. Sanzioni più severe sono previste anche per i clienti. Per quelli che vengono colti in flagrante dalle forze dell'ordine la prima volta, il governo propone una multa che va dai 200 ai 1.000 euro. E non può più essere poi accusata di favoreggiamento la prostituta che assiste una sua collega senza ricavarne alcun profitto. Nè chi gli affitta degli appartamenti. Il disegno di legge stabilisce infatti che la prostituzione possa essere esercitata in casa. Fatta salva però la prerogativa dei vicini di casa di inserire nel regolamento condominiale appositi divieti.
Controlli sanitari. Si stabilisce che il magistrato, chiamato a stabilire la responsabilità in caso di morte per aids di un «cliente», debba tenere conto dei controlli sanitari effettuati dalla prostituta e della loro frequenza.
I minori. Chiunque compia atti sessuali con un minore tra i 14 e i 18 anni, in cambio di denaro o di altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa fino a 6.000 euro. Tale pena è ridotta di un terzo se il «cliente» ha meno di 18 anni.

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