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«In Italia si reclutano i terroristi»

Ribadito che c'è da esercitare un ruolo da protagonisti nella fase che seguirà alla guerra

Che nel nostro Paese esistono cellule che arruolano volontari perché vadano a compiere atti terroristici è stato sottolineato ieri dal ministro degli esteri Franco Frattini. Il titolare della Farnesina parlando davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, ha confermato la scelta del governo di solidarietà, senza intervento militare, con gli alleati Usa e Gran Bretagna e ha ricordato che il regime iracheno si è reso colpevole di atrocità e crimini di guerra.
Il discorso di Frattini, che ha anche respinto le critiche sulla partenza dei parà americani dall'Italia, e ha fra l'altro ribadito che il nostro Paese sarà protagonista della ricostruzione post bellica in Iraq, non è piaciuto all'opposizione che ha continuato a sostenere la tesi del «servilismo» italiano rispetto a Washington. Le dichiarazioni del ministro sull'Italia «base» del reclutamento di terroristi hanno suscitato anche la reazione della Lega che ha confermato il proprio «no» alla legge sulla libertà religiosa in discussione alla Camera. Questa legge, secondo il vicecapogruppo leghista a a Montecitorio, Camera, Bricolo, minerebbe «l'identità religiosa e le tradizioni della nostra gente», e darebbe «diritti proprio a quelle persone che si sono contraddistinte per l'intolleranza diffusa nei confronti delle nostre tradizioni e della nostra cultura».
Frattini ha osservato che gli arresti dei giorni scorsi a Cremona e Milano confermano non solo che l'Italia è «una centrale di reclutamento, una base logistica, ma oggi anche purtroppo un avamposto operativo» del terrorismo internazionale. La scoperta sul nostro territorio di «una cellula internazionale pronta all'azione nel nome e per conto di una saldatura tra Ansar el Islam e Al Qaeda non consente a nessuno di chiudere gli occhi di fronte a questo fenomeno, che sta partendo anche dal nostro paese».
Frattini ha contestato il fatto che mentre si sono levate forti polemiche sulla partenza dall'Italia di mille parà americani, non è arrivata «nessuna denuncia politica sul fatto che estremisti islamici addestrati all'uso di armi chimiche, pronti a compiere attentati in Europa, siano stati inviati da Milano al Kurdistan, verso i campi di Kurmal e Suleymania». Secondo il ministro, si tratta di «un elemento forte, nel senso della saldatura tra il regime di Saddam e e la rete del terrorismo islamico».
Il titolare della Farnesina ha ricordato «il richiamo esplicito del regime ai quattromila kamikaze, pronti ad agire contro la coalizione angloamericana». Tutti questi elementi, ha insistito Frattini, «dimostrano quanto sostenuto dalla grande coalizione nata dopo l'11 settembre, la terribile novità di un esercito senza divisa, invisibile, di un terrorismo che ha e continua ad avere bisogno di infrastrutture e addestramento, di una rete che dimostra di essere in grado di arruolare volontari in occidente, di farli viaggiare come turisti, pronti a colpire facendoli partire dall'Italia».
Quanto alla guerra, il ministro ha anche detto che «ci sono informazioni dettagliate di atrocità e crimini di guerra compiute dal regime iracheno in questo conflitto». Sulla posizione dell'Italia ha ribadito: «Noi non abbiamo dubbi su chi abbia ragione e torto. L'Italia non è belligerante, ma non è neanche neutrale» e ha aggiunto che «è triste sentire che c'è chi si augura che questa guerra non finisca in fretta»: ogni giorno in più di esistenza del regime di Baghdad, ha affermato, «è un giorno in più di lutti e morte».
Il ministro, che oggi a Bruxelles incontra il segretario di Stato americano Colin Powell, ha confermato la volontà del governo di operare per «riaffermare il ruolo dell'Onu e l'impegno dell'Ue nella fase di ricostruzione, o meglio costruzione politica, democratica, economica e sociale a esclusivo vantaggio del popolo irachena». Ha quindi ribadito la volontà dell'esecutivo di far sì che l'Italia sia protagonista nella fase degli interventi umanitari e in quella della ricostruzione dell'Iraq al termine della guerr

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