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Regioni, prove d'intesa sul federalismo fiscale

un fondo statale per consentire a tutti l'accesso ad accordi di programma e progetti speciali; uno spazio autonomo nel quale le Regioni possano gestire i tributi propri. Nella prima giornata della conferenza straordinaria dei governatori sul federalismo fiscale si prova a coniugare rigore e solidarietà, cercando un'intesa per evitare - alla vigilia dell'avvio dell'Alta commissione di studio su questo tema - decisioni unilaterali da parte del Governo.
Tutti sono d'accordo sulla necessità di compensare la differenza di entrate tributarie tra le diverse aree del Paese, anche se - avverte il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni - «perequazione non vuol dire annullamento, ma riduzione delle differenze». Solidarietà sì, insomma, ma definendo una sorta di patto di stabilità per rispettare alcuni parametri di bilancio: linea che trova consensi anche tra i meridionali.
Tutti d'accordo sulla necessità di varare al più presto la Camera delle Regioni, strumento federalista per migliorare i rapporti tra autonomie locali ed esecutivo nazionale.C'è infine il problema delle risorse. «I criteri? Sono i quattrini che si portano a casa», è la battuta del governatore del Lazio, Francesco Storace. Anche Vasco Errani, presidente dell'Emilia-Romagna e vice di Ghigo nella Conferenza delle Regioni, chiede «dopo le competenze, le risorse» accusando il governo di «muoversi con troppa autosufficienza, mentre dovrebbe costruire assieme a noi un vero federalismo fiscale».

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