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«Non ridurre le libertà pubbliche»

Romano Prodi, in visita in Tunisia da ieri, non ha usato giri di parole per imperlare di sudore freddo la fronte delle autorità tunisine sul tema più discusso e delicato: quello dei diritti umani.
Anche con notevole tempismo nell'attualità del Paese giacché la «stangatina» elargita ieri rincorre, a meno di due settimane, l'allocuzione del presidente Ben Alì alla nazione in cui il capo dello Stato ribadiva, fra l'altro, «l'impegno nella realizzazione dei progetti di crescita civile, la consacrazione delle libertà e dei diritti dell'uomo, la realizzazione del pluralismo e della società del dialogo», insomma, una tappa successiva in quell'autostrada verso la democrezia che Berlusconi definì il «nuovo miracolo tunisino».
Ma Berlusconi, si sa, è un grande amico del presidente tunisino. Il presidente della Commissione europea, invece, seppur togato e in atto di ricevere la laurea Honoris causa da parte dell'Università di Tunisi - «stessi colori della mia università di Bologna» ha sottolineato al rettore dell'ateneo - una volta salito in cattedra per motivi accademici non ha resistito all'impeto politico, aggiungendo che pur «felicitandosi per le recenti misure in materia di diritto penale e di condizioni carcerarie, ancora molto resta da fare. Noi conosciamo bene la specificità di un Paese come la Tunisia e il fatto che talune evoluzioni possano qui richiedere maggior tempo di quanto noi, europei, auspicheremo». «Nonostante ciò - ha aggiunto Prodi - tutti, in Tunisia come in Europa, sanno fare la distinzione fra terrorismo fondamentalista e rivendicazioni politiche legittime».
Il presidente della Commissione europea, che questa mattina incontrerà il capo di Stato Ben Alì, è stato ricevuto nel tardo pomeriggio di ieri dal premier tunisino Mohamed Ghannouchi, dopo essere stato accolto, ieri mattina in arrivo all'aereoporto di Cartagine dal ministro degli Esteri Ben Yahia (ultimo capo di governo ad essersi recato in Iraq per persuadere Saddam Hussein a lasciare il Paese allo scadere dell'ultimatum americano) con tutti gli onori riservati ai capi di governo.
«Sono voluto venire in Algeria e in Tunisia - ha dichiarato Prodi al suo arrivo in aereoporto - per dare il messaggio che le nostre relazioni che sono già molto buone si intensificano e proseguono, e anzi dobbiamo cominciare da qui a mettere in atto la politica dell'anello dei Paesi amici che deve cirondare l'Europa».

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