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Nei progetti di Bossi il Senato delle Regioni

l'elezione del Senato dovrebbe avvenire contestualmente all'elezione dei consigli regionali e, in caso di crisi o di dimissioni del Consiglio, verrebbe lasciata ai senatori la facoltà di dimettersi. Sono alcuni dei passaggi del progetto di legge messo a punto da un'apposita commissione, nominata dal presidente del Consiglio e insediata presso il ministero delle Riforme, presieduta da Matteo Brigandì e composta da Tommaso Edoardo Frosini, Carlo Fusaro, Giulio Salerno, Paolo Benvenuti, Claudio Tucciarelli e Paolo Armaroli.
La proposta è stata consegnata al ministro Bossi nei giorni scorsi dai tecnici - quasi tutti professori e studiosi di diritto costituzionale - che su alcune questioni - come la potestà legislativa del Senato federale - hanno formulato varie ipotesi senza fornire indicazioni risolutive.
ELEZIONE DEL SENATO FEDERALE — I rappresentanti delle Regioni vengono eletti in forma diretta e non su indicazione dei Consigli regionali (come avviene, per esempio, in Germania al Bundesrat i cui componenti sono designati direttamente dai Lander). I senatori delle Regioni vengono eletti contestualmente al Consiglio regionale e, almeno sul piano politico, vincolano la loro carica alla durata del Consiglio regionale. I senatori vengono eletti, secondo il progetto, in numero pari ai collegi maggioritari attuali, vale a dire sottraendo ai 315 senatori il 25% che risulta eletto dalla quota proporzionale. Perciò il nuovo Senato delle Regioni dovrebbe essere formato da 238 senatori.
I POTERI DEL SENATO REGIONALE — Il progetto della commissione Brigandì prevede di attribuire al Senato delle Regioni la competenza concorrente, cioè le materie disciplinate adesso dall'art.117 «riformato» della Costituzione. Ciò aiuterebbe, nelle intenzioni dei proponenti, a ridurre il contenzioso vastissimo fino a oggi accesso presso la Consulta dalle diverse Regioni. La commissione Brigandì è impegnata attualmente, sulla base di due riunioni mensili, a formulare un progetto sulla forma governo che prevede, fra l'altro, l'elezione diretta dell'esecutivo.

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