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Martino costretto a fare il pacifista da Tremonti

Ridotti di 307 milioni di euro gli impegni assunti l'anno scorso. La scure si abbatte anche sulle pensioni

Proprio in mezzo ai lampi di guerra e soprattutto alle missioni militari internazionali che vedono coinvolta anche l'Italia il ministro della Difesa Antonio Martino si ritrova pacifista senza volerlo. Tutta colpa del suo collega ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, che ha stretto ancora una volta i cordoni già non larghi della sua borsa.
La scoperta arriva da un documento appena inviato in Parlamento da Martino, la tradizionale «Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2003». Ci si attendeva qualche stanziamento aggiuntivo rispetto alle previsioni iniziali della legge di bilancio, proprio per le nuove responsabilità militari dell'Italia. E invece è accaduto l'esatto contrario. Sulla carta il bilancio della Difesa aumenta di 350,8 milioni di euro rispetto all'anno precedente, che in valore percentuale significa l'1,8 per cento in più. La variazione però è quasi interamente collegabile ai 292 milioni di euro in più assegnati alla voce «funzione sicurezza pubblica- Arma dei carabinieri», che sconta i soli miglioramenti contrattuali decisi dalla legge finanziaria per le forze armate e quelle di polizia. Per lo stesso motivo aumenta del 6,8% anche lo stanziamento per il personale più direttamente compreso nella «funzione Difesa».
Il vero dato però è il taglio complessivo di 306,2 milioni di euro per i capitoli «esercizio» e «investimenti» della Difesa, quelli che più contano. Se ne accorge Martino che nel documento inviato alle competenti commissioni parlamentari mostra di non digerire la decisione. «Si è registrato», scrive, «un deciso regresso in un settore delicatissimo per le Forze Armate, volto a garantire l'efficacia e l'efficienza dello strumento militare in vita e il suo impiego in sicurezza da parte del personale a ciò preposto. Infatti per soddisfare le esigenze di uno strumento militare interamente professionale le risorse devolute al suo esercizio non si presentano come spese di pura gestione, ma quali oneri ineludibili per garantire l'operatività e la disponibilità all'impiego in quanto indispensabili per la preparazione e addestramento, la manutenzione e supporto dei mezzi, dei materiali e delle infrastrutture». Dovranno saltare per i tagli anche alcune commesse già programmate, destinate agli anni successivi. «Il progetto di bilancio 2003», nota con mestizia Martino, «condizionato dalla difficile situazione economica segna un rallentamento che qualora confermato nei prossimi esercizi finanziari causerà un irreversibile processo di decadimento dell'operatività dello strumento con conseguente impossibilità di assolvere i compiti assegnati e gli impegni assunti in campo internazionale».
Fra i tagli operati anche quello alla spesa previdenziale per il settore: le pensioni provvisorie costeranno 108,1 milioni di euro meno dell'anno scorso grazie all'innalzamento dell'età pensionabile e all'aumento del numero minimo di anni di servizio.

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