Ora è in carcere Paolo Cocco di 58 anni, nato a Campobasso, destinatario dell'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal gip di Lecce. L'uomo è accusato di associazione finalizzata al traffico e alla produzione di sostanze stupefacenti e produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti. L'arresto dovrà essere convalidato dalle autorità spagnole, e solo successivamente Cocco sarà estradato in Italia. Sono state 49 in tutto ed eseguite durante la notte del 5 ottobre scorso dal nucleo dei carabinieri dei Ros e dal comando provinciale di Lecce, tra Puglia, Lazio, Sicilia, Campania, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Lecce Alcide Maritati, nei confronti di altrettanti indagati legati alla Sacra Corona Unita, per associazione a delinquere di stampo mafioso. L'operazione Augusta nacque nel 2007, nei confronti del clan Rizzo di Lecce, capeggiato dal boss mafioso Salvatore Rizzo, esponente di vertice della Scu e detenuto nel carcere di Saluzzo. Grazie alle intercettazioni di alcune missive scambiate tra i detenuti, è stato possibile portare alla luce il tentativo di riorganizzazione di un'associazione a delinquere per lo spaccio di droga, l'estorsione e il traffico di armi. Rizzo avrebbe quindi intrapreso un sodalizio con Ivan Firenze, altro affiliato al clan della Scuo del defunto Giuseppe Lezzi, arrestato poi nel 2008 sul valico del Brennero con addosso armi e mezzo chilo di cocaina nascosta nel vano di una delle ruote dell'auto con cui viaggiava. Firenze, detenuto nel carcere di Padova, avrebbe poi utilizzato un uomo di fiducia, l'amico d'infanzia Nicolino Maci, per continuare a dirigere l'associazione, che lavorava come qualsiasi altra organizzazione criminale di stampo mafioso. Dall'ottobre del 2008 quindi, l'attività di indagine ha ottenuto importanti informazioni, attraverso intercettazioni di conversazioni avvenute all'interno della BMW di Maci, portando così alla luce la struttura forte e gerarchizzata che si era venuta a creare e che aveva come direttori d'orchestra lo stesso Maci, Firenze e Rizzo. Assieme al clan di Rizzo, un altro nucleo familiare legato alla Scu, è venuto fuori man mano che le forze dell'ordine hanno continuato le indagini. Pare infatti, che in un primo momento i Rizzo – Firenze, avessero avuto contrasti sullo spaccio di droga nella zona di Castromediano e Cavallino, con il gruppo capeggiato da Andrea Leo, detto Vernel, e che ha collaborato e aiutato anche durante la sua latitanza, Alessandro Verardi, altro affiliato Sscu, già detenuto ma poi evaso e nuovamente arrestato tre mesi dopo.L'organizzazione aveva basi solide e una forte gerarchia, con annessa una cassa comune che finanziava lo spaccio della droga, che veniva procurata con la collaborazione dei leccesi Sergio Greco, Claudio Camassa, Carlo Brancatelli e Francesco D'Ostuni, di Paolo e Alessandro Cocco e Primo Settembrini. Cocco, nato in Molise, prima della fuga viveva nella Capitale.
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10/02/2012