L'extracomunitario è stato abbandonato morente in una cunetta, ai margini del terreno dove lavorava in condizioni quasi disumane da qualche tempo. Tre le persone indagate: il conduttore del fondo agricolo, il titolare della ditta di Torremaggiore ed un suo collaboratore. Ieri i difensori degli imputati hanno chiesto un aggiornamento dell'udienza per poter visionare i risultati di una perizia di cui, a loro dire, non hanno potuto avere contezza e copia. L'udienza si è aperta ma subito dopo è stata rinviata su richiesta dei difensori delle tre persone alla «sbarra». Maria, la moglie di Gheorghe Radu si è costituita parte civile nel processo insieme alla figlia Valentina, affidandosi allo studio legale Genovese-Losito di Campobasso. La donna è stata presente in aula per chiedere giustizia per l'orribile morte del congiunto ma anche per denunciare le condizioni di sfruttamento, clandestinità e umiliazione in cui si trovano decine di migliaia di migranti. In questi anni associazioni di volontariato insieme al Consiglire regionale Michele Petraroia hanno sostenuto la lotta della donna. «Continueremo a farlo per ciò che ci sarà possibile così che l'Italia, il Sud ed il Molise, consapevoli del proprio passato di emigrazione e sicuri che i diritti umani non siano merce ma dignità inalienabile di ogni persona – ha dichiarato Petraroia –, mostrino il volto dell'accoglienza, della solidarietà , dell'integrazione e dell'uguaglianza». Maria ha avuto la forza d'animo di battersi nonostante i disagi di essere rimasta sola e con una figlia a carico, in un paese straniero che gli aveva voltato le spalle. Non si è piegata. Ha continuato ad accudire un'anziana e non si è fermata ai primi ostacoli. Ha ottenuto il riconoscimento dei propri diritti dall'Inail e si è mobilitata per far giungere il sacrificio del marito a livello nazionale perché non accadesse ad altri di essere abbandonati per paura di essere arrestati perché clandestini.
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18/01/2012