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30/08/2010, 05:30

Notizie - Molise

Daniela Lombardi

CAMPOBASSO Accordi contrattuali già sottoscritti e non rispettati dalle industrie, pomodori che restano a marcire sotto il sole nonostante l'ottima qualità del «made in Italy», prodotto pagato meno di quanto dovuto agli oper

La speranza delle associazioni agricole molisane coinvolte pienamente nella «crisi dell'oro rosso» è tutta riposta nel ministro Galan, cui oggi in un vertice «a tema» i rappresentanti del settore si rivolgeranno per vedere accolte le proprie istanze che mirano a non far morire una produzione che nel passato ha costituito il vanto del Mezzogiorno d'Italia.

«Chiediamo il rispetto delle regole, nulla di più e niente di diverso», dice con rammarico, ma fiducioso in una positiva soluzione delle controversie tra agricoltori e aziende che dovrebbero ritirare i pomodori per trasformarli in passate o altri generi in scatola, il Presidente della Coldiretti Amodio De Angelis. Il tempestivo intervento delle istituzioni è stato sollecitato da tempo ed ha costituito il tema portante delle proteste che hanno animato tutto il centro-sud in questa calda estate. La penalizzazione conseguente al mancato o parziale ritiro del prodotto da parte delle industrie si è infatti riversata in maniera pesante sugli operatori. «Soprattutto i pomodori «tondi», spiega De Angelis, non sono più desiderati dalle industrie, poiché per la passata vi sono in giro prodotti provenienti da ogni parte del mondo. Va un po' meglio per i San Marzano destinati alle «polpe», poichè, evidentemente, i cinesi non sono ancora in grado di contraffarli». È caustico, il commento, ma ben inquadra la situazione di concorrenza, spesso sleale, che affligge il mercato italiano. In particolare viene auspicato il «massimo impegno affinché le industrie rispettino i contratti e continuino a tenere aperti i ritiri di prodotto almeno fino al 20/22 di settembre, allungando i tempi dell'attività di trasformazione». Il mancato rispetto degli impegni contrattuali riguarderebbe quasi esclusivamente le aziende trasformatrici del centro-sud Italia. Pare che le industrie abbiano avuto da eccepire anche sulla qualità del prodotto, in realtà ottimo, per abbassare ulteriormente i prezzi o non ritirare tutti i pomodori. Per questo le varie associazioni di categoria hanno chiesto l'adozione di misure straordinarie a sostegno dei redditi degli agricoltori e la non applicazione delle penalizzazioni previste qualora il produttore non riesca a raggiungere la resa minima regionale. Il comportamento dell'industria alimentare, giudicato non accettabile dagli agricoltori ormai ridotti allo stremo delle forze, rischia infatti anche di pregiudicare l'attribuzione agli stessi dei contributi europei previsti per il settore. «Per ottenere i fondi - approfondisce infatti De Angelis - è necessario avere consegnato nella stagione almeno 560 quintali di prodotto, cosa che ci è stata ovviamente resa impossibile dalla situazione generale». In definitiva, l'incontro di oggi è mirato a eliminare tutte queste cause di diusagio e a ripristinare una corretta e non distorta - come è invece attualmente - situazione di concorrenza. Le associazioni metteranno infine un punto fermo su un altro aspetto. «La tracciabilità resta l'unico mezzo per sostenere la qualità», ribadisce ancora una volta il Presidente della Coldiretti. Ed in effetti, tra una invitante etichetta «made in Italy» ed una più realistica ma poco incoraggiante indicazione del pomodoro come «made in China», c'è da scommettere che qualunque consumatore sia pronto a scegliere la prima. A dispetto della crisi e in favore della qualità e della salute.

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30/08/2010










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