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28/08/2010, 05:30

Notizie - Molise

Criminalità Spesso sceglie luoghi considerati «tranquilli»

Per Dia e Superprocura Molise a «rischio massimo»
La mappa inerente il monitoraggio del fenomeno indica il territorio come uno dei più appetibili

Claudio de Luca Il professore Donato Masciandaro (Bocconi ed Università di Lecce) - assieme agli esperti della DIA e della Superprocura - ha scritto «Criminalità organizzata, economia e finanza in Italia».

Ha disegnato una «geografia del pericolo» che investe in pieno il Molise, cominciando a delinearsi in Sardegna e scendendo in Sicilia per poi salire in Calabria sino a giungere nella terra di Cuoco per il tramite di Basilicata, Puglia e Campania. Si tratta di territori valutati a tasso altissimo di vulnerabilità del tessuto economico e finanziario e contrassegnati dalle tre «A» (attenzione-attenzione-attenzione) del «rischio massimo». Ne contano solo due l'Abruzzo, il Lazio, le Marche, la Toscana, la Liguria e la Valle d'Aosta ed appena una il Piemonte, la Lombardia, il Trentino-Alto Adige, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l'Emilia Romagna e l'Umbria. Qui il fenomeno corre ancora sotto traccia perché il Molise, superpresidiato dalle Forze dell'ordine, vanta tuttora un efficace controllo di tipo sociale, derivante dalla sua scarsa entità demografica. Tutti si conoscono, e perciò diventerebbe immediatamente sospetto chiunque si mostrasse in giro senza far parte della comunità. Il professor Masciandaro ritiene che i nuovi superboss operino su tre livelli. Vale a dire: accumulando danaro sporco, riciclandolo e reinvestendolo. A portare soldi nelle casse dei criminali sarebbero la pratica dell'usura, lo spaccio degli stupefacenti, la gestione della prostituzione, l'estorsione, il contrabbando. E, per valutare l'impatto di taluna di queste tipologie delinquenziali sul Molise, non occorre fare riferimento alla mole delle denunce o pesare il presunto giro d'affari che ne deriverebbe. La verità è che, se a Milano si registrassero cento casi di estorsione, questi rappresenterebbero ben poca cosa a fronte di altrettali episodi che avessero a verificarsi sulla piazza di Campobasso. Di qui la necessità di porre in relazione i dati posseduti sui reati compiuti con il potenziale economico di ciascuna regione, con la sua capacità di produrre reddito e ricchezza e con la qualità della popolazione. Solo così potrà comprendersi come il fenomeno usura, sicuramente di maggior peso nelle aree cosiddette «mafiose», abbia a rivelare un impatto ben più forte in Molise, se posto in rapporto con la debolezza della realtà locale. Analogo discorso potrebbe intraprendersi sul fronte del riciclaggio. Per rendersene conto, dice Masciandaro, basta concentrare l'attenzione sul lievitato numero degli sportelli bancari nei centri grandi e piccoli della 20.a regione, sui tassi di credito praticati ma anche sui flussi di danaro inviati nei Paesi off shore, o sui movimenti in contanti. Insomma, in un'area più arretrata (dove nei fatti si realizzano meno scambi), potrebbe girare più danaro inquinato di quanto ne circoli nella ricca Lombardia, antica lavanderia di capitali poco puliti. Perciò, «il tasso di inquinamento effettivo della finanza italiana è molto più alto (di quanto non si percepisca) anche in Basilicata ed in Molise», benché per anni questo territorio sia stato considerato un'isola felice, ad onta della debolezza della struttura economica e della limitatezza dei mercati che lo hanno reso fragile ed espugnabile da parte dei capitali delle organizzazioni criminali. E sarebbe stato possibile arrivare a tanto pure grazie al Ministero dell'interno che ha fatto del Molise il soggiorno di «pentiti» con famiglie al seguito. Il «personaggio» arriva, si gira intorno, parla bene della zona agli «amici» che poi, incuriositi, vi faranno una capatina, trovandola «promettente» ed attivando quel meccanismo descritto nel libro dal prof. Masciandaro, dalla Dia e dalla Superprocura. Ed il Molise - da presunto Eden - è finito con l'entrare, a buon titolo, nel ristretto club di quelle sette regioni che, secondo l'Autore del volume compongono l'«atlante del pericolo», con una classificazione a tre «A», che è quella da rischio massimo.

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28/08/2010










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