Ho costantemente proposto modifiche, al testo statutario, senza tirarmi mai indietro - come pure qualcuno ha detto -, con l'intento di garantire all'assemblea regionale la funzione che le spetta e cioè di centro di rappresentanza delle istanze dei cittadini e, nella pur breve vita della Commissione Autoriforma, ad un certo punto, è anche prevalso l'indirizzo assembleare, ma il ruolo dei partiti purtroppo non è più quello di alcun i fa e la logica di un potere centralizzato già fa sentire i suoi effetti, cosicché vari colleghi, alla fine, hanno cambiato il voto. Ho provato anche a ridare dignità alla figura dell'assessore: sul punto ho presentato numerose proposte alternative, come il sistema cosiddetto alla francese, che permette ad un assessore di tornare in Consiglio qualora venisse rimosso dalla Giunta e ciò lo renderebbe libero di esprimere le proprie idee anche in sede di Esecutivo. Purtroppo, in questo e in altri casi in cui, pur nella cornice presidenzialista, ho cercato di proporre correttivi utili a salvaguardare la funzione dell'Assise, non ho trovato nei miei interlocutori la stessa disponibilità alla mediazione. Ad ogni modo, penso sia il caso di giocare a carte scoperte su questi argomenti. Non si possono invocare le esigenze di riduzione dei costi della politica - esigenze sacrosante - per giustificare l'elezione diretta del Presidente, e poi prospettare l'idea di formare la Giunta con otto assessori esterni, magari anche non eletti. È una contraddizione evidente. È per queste ragioni che il mio voto di astensione è l'espressione di un giudizio politico negativo sulla scelta di presidenzialismo puro incarnata nello Statuto regionale. Ora però bisogna guardare avanti. Assume, secondo me, notevole importanza il fatto che fra le due letture dello Statuto si affronti e risolva il nodo della legge elettorale. In questa direzione mi sento già di avanzare la proposta dei Popolari per il Sud. La nostra idea è di garantire la governabilità senza 'ghigliottinare" i piccoli'. Si tratta in sintesi di realizzare un modello proporzionale con qualche miglioramento, magari con uno sbarramento di coalizione non inferiore al 15 per cento, con un premio di maggioranza che assicuri il 60% alla coalizione vincente, la soppressione del listino e la doppia preferenza che dà la possibilità agli elettori di scrivere il nome di un uomo e quello di una donna. Per tutelare l'indispensabile parità di genere". * Coordinatore regionale Udeur
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25/07/2010