Qualche giorno fa ha varcato i cancelli del carcere di Ponte San Leonardo a Isernia e si è costituito, spontaneamente. Lo ha fatto entro i trenta giorni dall'emanazione dell'ordine di carcerazione, superati i quali il suo status sarebbe passato da quello di condannato con sentenza definitiva a quello di latitante. Appena 24 anni e un passato burrascoso. I reati di rapina si riferiscono soprattutto agli scippi commmessi per le strade di Napoli. Il cumulo delle condanne è pari a sette anni, dieci mesi ma, di questi, un paio di anni li ha già trascorsi ai domiciliari. Secondo i calcoli gli rimangono da scontare tre anni e nove mesi. Gli avvocati che lo assistono, Gianluca Giammatteo e Vincenzo Emilio, hanno presentato per lui istanza per ottenere un sconto di pena. In precedenza aveva anche beneficiato dell'indulto ma, poi, la reiterazione del reato, ha annullato il beneficio. Una storia di ordinaria delinquenza che, però, ripropone un problema serio, quello delle carceri italiane. La casa circondariale di Isernia viene evidentemente ritenuta una struttura in grado di garantire, nei limiti dello stato di reclusione, una permanenza negli standard previsti dal regime carcerario. Situazioni ben più complicate riguardano, invece, altre realtà . Napoli, ad esempio, dove la casa circondariale di Poggioreale risale al 1908 e dove il modello detentivo ne risente in quanto a logistica e organizzazione. Secondo, invece, un rapporto dell'associazione Antigone, ormai datato 2004, la struttura di Isernia, risalente agli anni'70, pur essendo piuttosto fatiscente, consente la permanenza in celle a due letti. Più di recente la casa circondariale è stata, in parte, ristrutturata. Ma il tema delle carceri e l'eventuale sovraffollamento, oltre alle condizioni di permanenza vissute all'interno, rimangono un tema centrale nell'agenda politica del governo. R.M.
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22/07/2010