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Continua a lavorare senza sosta l'avvocato Carmine Verde, difensore di Vincenzo Miele

Ammanco alla Molise Security

CAMPOBASSO  L'uomo si trova rinchiuso in carcere dallo scorso maggio per un «buco» da oltre 5 milioni di euro

L'avvocato Verde, nelle prossime ore, dovrebbe presentare una nuova istanza al Tribunale di Campobasso per chiedere la libertà per il suo assistito o in subordine gli arresti domiciliari. E non è escluso, comunque, che qualcosa possa muoversi in Procura nei prossimi giorni. Infatti tra poco meno di due mesi scaradranno i termini di custodia cautelare per l'ex amministratore di condomini finito dietro le sbarre. Una vicenda sulla quale gli inquirenti stanno lavorando da tempo per fare luce sull'ammanco e per quindi verificare dove effettivamente siano (o come siano stati spesi) gli oltre cinque milioni di euro. Miele, come detto, è stato arrestato a maggio. Il 36enne aveva inizialmente negato ogni addebito. Ed anzi tirò in gioco due persone che invece col «fattaccio» non avevano nulla ache fare. Infine, messo sotto torchio dagli investigatori, ha «cantato» ed ha confessato di aver preso tutti quei soldi. Cinque milioni di euro. Soldi sottratti un pò alla volta presso l'istituto di vigilanza Molise Security, dove lui ricopriva l'incarico di amministratore unico (nonché di proprietario). L'indagine, come si ricorderà, è partita dopo una visita ispettiva da parte di funzionari dell'Unicredit Banca. L'istituto infatti aveva un contratto con la società molisana. Contratto interrotto nel novembre del 2008. A quel punto la banca ha chiesto all'istituto di depositare presso la Banca D'Italia cinque milioni e mezzo di euro (la somma era stata raccolta dalla Molise Security per conto dell'Unicredit presso importanti esercizi commerciali del capoluogo). Con vari pretesti Miele ha sempre ritardato la consegna dell'ingente quantitativo di denaro, fin quando, il 19 marzo del 2009, dopo la visita dei funzionari della banca, ha sporto una denuncia di ammanco dal caveau dell'istituto di vigilanza. E per tale ammanco aveva indirizzato gli inquirenti verso due dipendenti. A quel punto le indagini vengono intensificate e parte l'operazione denominata «Re Mida». Viene acquisito anche un video in cui si vede chiaramente Miele mentre preleva del danaro nel caveau. L'uomo, dunque, ha utilizzato per lungo tempo il deposito come una sorta di salvadanaio personale. Ogni qual volta aveva bisogno di liquidità, andava nel caveau e prendeva somme «sconsiderate» di danaro contante. Poi i primi interrogatori (Miele inizialmente si avvale della facoltà di non rispondere) ed infine l'arresto, scattato per mano degli agenti della squadra Mobile di Campobasso, diretti da Domenico Farinacci.

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Cosimo Santimone

09/09/2009

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