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I giudici hanno deciso, Miele resta in cella

CampobassoIl Tribunale del Riesame si è pronunciato sull'ennesima istanza presentata dai legali del trentacinquenne

Cosimo Santimone

CAMPOBASSO Vincenzo Miele, l'ex proprietario dell'Istituto di Vigilanza Molise Security, accusato di un ammanco di oltre 5 milioni di euro, almeno per ora non lascerà la cella del carcere di via Cavour dove si trova rinchiuso dallo scorso maggio. La decisione è stata presa nella giornata di ieri dai giudici del Tribunale delle Libertà di Campobasso, i quali hanno consegnato in cancelleria il provvedimento che poi è stato fatto recapitare agli avvocati Robustini (nella foto) ed Angiolillo. «Adesso - ha dichiarato il legale Michele Robustini - presenteremo con tutta probabilità due nuove istanze, una al Gip ed un'altra invece alla Corte di Cassazione. Secondo noi non ci sono più i motivi per tenerlo dietro le sbarre e dunque chiederemo nuovamente una misura meno «dolorosa» della custodia cautelare in carcere». Miele, come già anticipato, si trova in cella dal 22 maggio. Ad ammanettarlo gli agenti della squadra mobile di Campobasso diretti da Domenico Farinacci. L'indagine partì dopo una visita ispettiva da parte di funzionari dell'Unicredit Banca. L'istituto infatti aveva un contratto con la società molisana. Contratto interrotto nel novembre del 2008. A quel punto la banca ha chiesto all'istituto di depositare presso la Banca D'Italia cinque milioni e mezzo di euro (la somma era stata raccolta dalla Molise Security per conto dell'Unicredit presso importanti esercizi commerciali del capoluogo). Con vari pretesti Miele ha sempre ritardato la consegna dell'ingente quantitativo di denaro, fin quando, il 19 marzo del 2009, dopo la visita dei funzionari della banca, ha sporto una denuncia di ammanco dal caveau dell'istituto di vigilanza. E per tale ammanco aveva indirizzato gli inquirenti verso due dipendenti che invece con la losca storia non hanno mai avuto nulla a che fare. A quel punto le indagini vengono intensificate e parte l'operazione denominata «Re Mida». Viene acquisito anche un video in cui si vede chiaramente Miele mentre preleva del danaro nel caveau. L'uomo, dunque, ha utilizzato per lungo tempo il deposito come una sorta di salvadanaio personale. Ogni qual volta aveva bisogno di liquidità, andava nel caveau e prendeva somme «sconsiderate» di danaro contante (che Miele, durante gli interrogatori, ha sempre detto di aver utilizzato per appianare i debiti dell'Istituto di vigilanza). Poi i primi interrogatori. L'ex amministratore di condomini inizialmente nega ogni addebito. E tira in ballo i due dipendenti. Infine, stretto dalla morsa degli investigatori, «canta». Vincenzo Miele confessa: «Ho preso io quei soldi». E così scattano le manette. L'uomo viene accusato di associazione a delinquere finalizzata al peculato e calunnia nei confronti dei dipendenti da lui falsamente accusati e successivamente rinchiuso in una cella del carcere di via Cavour dove si trova tutt'ora, in attesa della prossima mossa dei suoi avvocati difensori.

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04/07/2009










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