Cosimo Santimone
CAMPOBASSO Dodici anni e mezzo di reclusione. Questa la condanna inflitta ieri in appello a Franco Di Re, l'uomo (difeso dall'avvocato Nicolino Cristofaro) che il 13 ottobre del 2005 uccise a Bojano (in contrada Pincere) «l'amico» Carmine Spina. Di Re in primo grado (nell'ottobre del 2007) fu condannato a 18 anni di reclusione (all'epoca il pubblico ministero ne chiese trenta). Sulla sua testa l'accusa di omicidio volontario (è infatti caduta quella della premeditazione). Di Re, accanto al suo avvocato, ha assistito alla lettura della sentenza (pronunciata dal presidente Bosco) arrivata dopo oltre un'ora di camera di consiglio. In aula anche il procurato generale Di Ruzza e l'avvocato Riccio, quest'ultimo in rappresentanza della parte civile (la moglie di Carmine Spina). Di Re, dopo la lettura del dispositivo è stato riaccompagnato in carcere dagli agenti della polizia penitenziaria (pare che, dopo aver trascorso l'ultimo periodo di detenzione a Larino, l'omicida sia stato di recente trasferito nelle Marche). I fatti, come detto, si verificarono nell'ottobre del 2005. Carmine Spina fu ritrovato senza vita poco distante dalla propria abitazione. L'uomo morì per una fucilata ricevuta alla testa. Una morte orribile poichè l'uomo fu trovato riverso a terra senza vita con il cervello ridotto a brandelli. Il colpo sparato alla testa rese irriconoscibile il volto del 44enne. Tanto che anche la moglie, tra i primi ad accorrere sul posto, incontrò difficoltà per il riconoscimento. La donna, successivamente, dichiarò di aver sentito un rumore sordo e corse in strada, trovandosi davanti il corpo del marito. Ma chi era Carmine Spina? Nato in Svizzera da genitori molisani era tornato «in patria», a Bojano, per lavorare come muratore. Il movente dell'omicidio? Pare che i due quella sera avessero bevuto e stavano discutendo di una somma di danaro. Tutt'altro che consistente. Poi la fucilata ed il decesso di Spina.
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04/03/2009