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I sindacati: «Siamo molto preoccupati per l'andamento della situazione che si sta creando in alcuni reparti»

Fiat, cassa integrazione per due settimane

Giuseppe Castelli
TERMOLI Ancora un momento "nero" per il nucleo industriale "Valle del Biferno" e in particolare per la Fiat, la piu´ grande industria del Molise. L´azienda automobilistica torinese ha comunicato un nuovo provvedimento di cassaintegrazione.

Lo ha fatto in concomitanza con il direttivo nazionale dei maggiori sindacati, Fim, Fiom e Uilm. Anche questa volta lo stop forzato dal lavoro per le maestranze di Termoli, in contrada Rivolta del Re, e´ pesantissimo: due settimane, dal 16 al 29 marzo per tutta l´area cambi e per il motore 16 valvole. Quindici giorni a casa che si aggiungono all´altra settimana di marzo gia´ comunicata in precedenza che rendono la situazione difficilissima e critica e soprattutto senza risposte sul proprio futuro ai tanti lavoratori dell´impianto di Termoli. E´ ancora una volta dura la reazione della Uilm a questa ennesima comunicazione. Il sindacato chiede all´azienda, nuove produzioni per lo stabilimento di Termoli. «Quello che ci lascia ancora più perplessi - dice la Uil - è che in certe assisi, tutti si dicono preoccupati ed ammettono i rischi concreti di un ridimensionamento produttivo nei siti italiani, prendendo posizioni molto vicine alla nostra. Poi però, tornati nei propri territori, si ricomincia con le solite trame - dice il sindacato della Triplice - tendenti a soffocare le iniziative di chi, solo per maggiore sensibilità al tema, spinge perchè si faccia chiarezza sul futuro produttivo del sito. Come Uilm siamo molto preoccupati per il futuro dell´area cambi, dove non trapelano novità di nessun genere e si annuncia solo cassaintegrazione, in attesa di qualche miracolo. Noi - aggiunge la Uil - l´abbiamo detto più volte: il cambio attualmente in produzione non è più competitivo. Chiediamo quindi un rilancio del sito attraverso l´introduzione di nuove produzioni, adeguate ai tempi. Occorre muoversin in tempi utili - dice il sindacato - coinvolgere le forze politiche locali affinché si faccia pressione sull´azienda perché ci dica cosa ne farà dell´area cambi di Termoli. Questo - aggiunge ancora la Uil -in un momento di crisi profonda come questa, dove è ipotizzabile che l´azienda metterà in atto una serie di iniziative di rilancio, tecnologicamente avanzate e dobbiamo fare in modo che Termoli in quel contesto abbia, una parte attiva ed importante. Ma per ottenere ciò - conclude il sindacato - bisogna mettere in atto una serie di iniziative locali, unitarie, di sollecitazione. Non si può attendere a bocca aperta che la "manna" scenda dal cielo, ci sono circa 900 persone che attendono risposte concrete sul loro futuro». Anche la Fiom Cgil è pessimista sull´attuale situazione dello stabilimento automobilistico di contrada Rivolta del Re e nei confronti di questo continuo e pesante ricorso alla cassaintegrazione. «Ci sono molti lavoratori - dice in sintesi Michele Di Biase della Fiom-Cgil - che con circa 800 euro al mese sono scesi sotto la soglie di povertà, soprattutto le famiglie monoreddito. Abbiamo già chiesto da tempo la rotazione - aggiunge il sindacalista - ma risposte non sono arrivate«.

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20/02/2009










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