Lo ha fatto in concomitanza con il direttivo nazionale dei maggiori sindacati, Fim, Fiom e Uilm. Anche questa volta lo stop forzato dal lavoro per le maestranze di Termoli, in contrada Rivolta del Re, e´ pesantissimo: due settimane, dal 16 al 29 marzo per tutta l´area cambi e per il motore 16 valvole. Quindici giorni a casa che si aggiungono all´altra settimana di marzo gia´ comunicata in precedenza che rendono la situazione difficilissima e critica e soprattutto senza risposte sul proprio futuro ai tanti lavoratori dell´impianto di Termoli. E´ ancora una volta dura la reazione della Uilm a questa ennesima comunicazione. Il sindacato chiede all´azienda, nuove produzioni per lo stabilimento di Termoli. «Quello che ci lascia ancora più perplessi - dice la Uil - è che in certe assisi, tutti si dicono preoccupati ed ammettono i rischi concreti di un ridimensionamento produttivo nei siti italiani, prendendo posizioni molto vicine alla nostra. Poi però, tornati nei propri territori, si ricomincia con le solite trame - dice il sindacato della Triplice - tendenti a soffocare le iniziative di chi, solo per maggiore sensibilità al tema, spinge perchè si faccia chiarezza sul futuro produttivo del sito. Come Uilm siamo molto preoccupati per il futuro dell´area cambi, dove non trapelano novità di nessun genere e si annuncia solo cassaintegrazione, in attesa di qualche miracolo. Noi - aggiunge la Uil - l´abbiamo detto più volte: il cambio attualmente in produzione non è più competitivo. Chiediamo quindi un rilancio del sito attraverso l´introduzione di nuove produzioni, adeguate ai tempi. Occorre muoversin in tempi utili - dice il sindacato - coinvolgere le forze politiche locali affinché si faccia pressione sull´azienda perché ci dica cosa ne farà dell´area cambi di Termoli. Questo - aggiunge ancora la Uil -in un momento di crisi profonda come questa, dove è ipotizzabile che l´azienda metterà in atto una serie di iniziative di rilancio, tecnologicamente avanzate e dobbiamo fare in modo che Termoli in quel contesto abbia, una parte attiva ed importante. Ma per ottenere ciò - conclude il sindacato - bisogna mettere in atto una serie di iniziative locali, unitarie, di sollecitazione. Non si può attendere a bocca aperta che la "manna" scenda dal cielo, ci sono circa 900 persone che attendono risposte concrete sul loro futuro». Anche la Fiom Cgil è pessimista sull´attuale situazione dello stabilimento automobilistico di contrada Rivolta del Re e nei confronti di questo continuo e pesante ricorso alla cassaintegrazione. «Ci sono molti lavoratori - dice in sintesi Michele Di Biase della Fiom-Cgil - che con circa 800 euro al mese sono scesi sotto la soglie di povertà, soprattutto le famiglie monoreddito. Abbiamo già chiesto da tempo la rotazione - aggiunge il sindacalista - ma risposte non sono arrivate«.
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20/02/2009