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Cementificazione della costa, gli ambientalisti insorgono L'amministrazione invitata a tutelare il lungomare

Antonella Salvatore



TERMOLI Litorale nord sempre più cementificato, ambientalisti insoddisfatti e residenti che chiedono maggiori spazi per gli ingressi in spiaggia. Costa molisana: basta con il cemento.
«Non si può più accedere sulla battigia, diventa sempre più dififcile accedervi».

Così hanno detto numerosi termolesi che si sono rivolti a «Il Tempo Molise" per denunciare le continue costruzioni sul bel litorale termolese, al confine con Petacciato. «Non se ne può più di vedere spuntare come funghi costruzioni estive tra l'altro abbastanza brutte - hanno dichiarato alcuni abitanti della città -. L'Amministrazione comunale dovrebbe fare qualcosa in più per tutelare il lungomare invece di autorizzare nuove strutture».
Sul caso è stato interpellato il responsabile dell'Associazione "Ambiente" del Basso Molise Luigi Lucchese il quale conferma le lamentele dei residenti sottolineando «la scelta scellerata ed irresponsabile di Termoli e del Comune».
Lucchese, senza mezzi termini, prosegue: «Non c'è quasi più un ingresso sulla spiaggia se non l'unico punto sul Sinarca. Si continua a costruire i palazzi sul mare determinando, nel contempo, una maggiore erosione ed ora si dovrà intervenire sicuramente con nuovi massi». Per quanto riguarda invece l'attività in corso alla Pineta petacciatese di taglio degli alberi danneggiati dall'incendio di due estati fa, Lucchese propone uno studio sulla tipologia di nuove piante da piantumare nella zona. «In questo periodo stanno procedendo al taglio di alberi ormai già morti - ha detto ancora il responsabile dell'Associazione Ambientale - Era inutile mantenere quegli arbusti ma nel contempo sarebbe il caso fare uno studio per verificare quale tipologia di alberi potrebbero essere trapiantati garantendo, così, anche la tutela dell'area». Per quanto riguarda, invece, il parco eolico off-shore, il cui progetto è stato presentato dalla società «Effeventi», Lucchese si definisce ottimista. «Dopo il no del Ministero all'Ambiente i tempi di realizzazione si allungano notevolmente e, solitamente, in queste situazioni, i costi dell'impianto lievitano per cui potrebbe essere la stessa società a non essere più interessata alla realizzazione dei pali in mare». Stesso destino anche per il progetto al largo della costa tra Puglia e Molise osteggiato dalla stessa Regione.

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04/01/2009










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