I nostri preti vissero fino in fondo la cultura e la storia della nostra terra: così si comportarono i due arcipreti di Letino e di Gallo che dichiararono, sul Matese, che gli anarchici di Cafiero e Malatesta erano "angeli del Signore"; così si comportò l'arciprete Santoro che ospitò a Pettoranello i militi della Legione del Matese, e gli arcipreti di Castelbottacccio, di Lucito e di Civitacampomarano che abbracciarono la Carboneria. Ma così si comportò l'abate Francesco Longano che ipotizzò che i rappresentanti della Chiesa dovevano essere gli alfieri delle riforme illuministiche del tempo, quali l'educazione delle masse popolari ed il risveglio di queste ultime dal torpore di cui erano vissute fino in fondo. E che dire dell'Abate Chiarizia che alla fine del XVIII Secolo nel pubblicare i Panegiri che predicava fra Napoli, Piedimonte Matese, S. Marco dei Cavoti e Larino si lamentava che venivano eletti Vescovi per illustri natali e non per fede religiosa?. Che dire dello stesso che poneva il problema di una Cassa di Carità per assicurare assistenza agli invalidi e ai preti poveri, mentre i Vescovi vivevano nel lusso e nello sfarzo (così nella Lettera di un Curato provinciale ad uso dei compilatori dell'Analisi ragionata) fino ad impegnarsi con i Francesi nell'occupazione del territorio del Medio Volturno?. E poi il Vescovo Luca Nicola De Luca fortemente impegnato, a Ripalimosani, con Paolo Nicola Giampaolo e Longano. De Luca auspicava contro i latifondisti la formazione di una diffusa proprietà contadina e, d'accordo con Longano e Giampaolo, affermava che "sarebbe considerabile che ogni padre di famiglia avesse un campo in proprietà perché l'interesse ddi ben coltivarlo crescerebbe a misura dell'affezione che ciascuno ha di coltivare il suo" e sull'agricoltura e sul suo recupero De Luca riandava ai modelli dell'agricoltura romana, in questo concordando con Vincenzo Cuoco. E poi il vescovo Tria di Larino che fa parte dell'accademia dell'Arcadia con il nome di Adolmino Dipeo che nel pubblicare le Memorie storiche, civili ed ecclesiastiche della città di Larino, si augura che la Chiesa sia motivo di riforma della società civile. Contemporaneamente il Vescovo di Termoli Tommaso Giannelli nel 1878 scrive le memorie sulla Diocesi lamentandosi dello stato di abbandono dei campi e dell'inadeguatezza dell'agricoltura sottolineando come la vera ricchezza della costa era sul mare e soprattutto nei rapporti con la sponda dalmata dell'Adriatico.
continua
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22/12/2008