Dunque, anche in secondo grado di giudizio il ragazzo calabrese, ma da anni trapiantato nel capoluogo di regione, è stato dichiarato colpevole. Per aver partecipato al Massacro di Ferrazzano quando, nell'aprile del 2005 Angelo Izzo uccise Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia dell'ex boss della mala pugliese Giovanni Maiorano (ieri in aula insieme ai suoi legali). La giornata di ieri era cominciata con la requisitoria del Procuratore Generale La Rana. Il quale, senza mezzi termini, ha chiesto l'ergastolo: «Tutto cò che ha fatto Palaia è frutto di premeditazione. Ci sono fatti e riferimenti certi». Nella tarda mattinata poi ha parlato l'avvocato di parte civile Francesca Conte: «Palaia ed Izzo sono uguali - ha detto l'avvocato salentino - tra loro non c'è nessuna differenza. Anzi tra i due c'era una sorta di empatia criminale. E dunque - ha concluso l'avvocato Conte - non posso che associarmi alla richiesta del Pg chiedendo l'ergastolo. Nel pomeriggio, invece, è stato il turno del difensore del ragazzo, l'avvocato Giuseppe Fazio, il quale, durante la sua arringa che si è conclusa con la richiesta di assoluzione, si è più volte soffermato sulla fragilità del giovane calabrese: «Palaia è un fruscello cresciuto male nelle mani del mostro. Non ce l'aveva con le vittime. Più volte mi ha detto che Izzo «gli urlava in silenzio». Palaia era vittima del terrore. In quella tragica giornata le sue capacità sono diminuite per vizio parziale di mente. In quegli attimi, come ha detto anche il Prof. Bruno nella sue perizia, il ragazzo era paralizzato, inchiodato alla sedia, incapace di scappare».
Palaia, adesso, sconterà la pena nel carcere di Lanciano.
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28/11/2008