Per il penalista termolese Giuseppe Mileti, il quarantenne di Portocannone non aveva organizzato di uccidere Raffaele Venuti, al quale aveva prestato grosse cifre di denaro per realizzare il campo di tiro al volo nel Lido.
«La sentenza tuttosommato è giusta ma non concordo con i capi di imputazione contestati: l'omicidio premeditato con le aggravanti della minorata difesa e dello spostamento della pistola dall'abitazione per commettere l'omicidio».
Su questa tesi si fondano le motivazioni dell'opposizione alla decisione dei magistrati del foro frentano. I giudici del Palazzo di Giustizia condannarono lo scorso aprile 2008 a 16 anni ed 8 mesi di reclusione Galasso. L'avvocato Mileti sin da subito annunciò ricorso in appello, presentato con una fitta documentazione, per cui ora attende il secondo grado di giudizio. Fino a questo momento Galasso è stato in carcere, nonostante la richiesta di domiciliari avanzata ai giudici, ma fino a questo momento sempre respinta.
Rino Galasso, dal giorno dell'omicidio avvenuto ai primi di gennaio 2007 in cui crivellò di colpi dentro l'Alfa Romeo Venuti, è in una cella nell'istituto di pena larinese. Da qui ha più volte invocato il perdono dei familiari della vittima.
Il quarantenne ha scritto una sorta di memoriale, nel quale ha spiegato di essere pentito di aver ucciso l'amico Raffaele, con il quale ebbe un tremendo litigio per via della mancata restituzione della rilevante somma in denaro, ma fino a questo momento i familiari della vittima si sono stretti nel più assoluto riserbo. L'avvocato Mileti ha confermato l'esistenza del conflitto tra i due.
«Lui è pentito dell'accaduto e lo ha anche già detto - ha concluso il penalista termolese - Vista la sua situazione di conflittualità con Raffaele Venuti, è chiaro come l'omicidio non sia stato premeditato».
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04/11/2008